«Nessun onere dalla riforma del Tfr»

da Milano

La riforma del Tfr (trattamento di fine rapporto) non deve comportare oneri aggiuntivi per le imprese italiane. Lo ha detto il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, il quale ha definito «insoddisfacente» la soluzione adottata dal decreto sulla previdenza integrativa riguardante le compensazioni finanziarie alle imprese per la perdita del Tfr dei lavoratori. «La destinazione del Tfr non dovrà comportare alcuna penalizzazione sotto il profilo di oneri aggiuntivi per le aziende, piccole o grandi che siano», ha detto Montezemolo all’assemblea dei produttori di macchine utensili. Dal primo gennaio prossimo, infatti, il Tfr potrà affluire ai fondi pensione per scelta esplicita del lavoratore o tramite il meccanismo del silenzio-assenso. Il governo ha previsto tre tipi di compensazioni per sostenere le imprese che non potranno più utilizzare il Tfr: l’esonero dei datori di lavoro dal pagamento dei contributi al fondo di garanzia per il Tfr; l'introduzione di un fondo di garanzia per agevolare l’accesso al credito delle imprese; l’innalzamento al 4% della deducibilità dal reddito d’impresa del Tfr versato ai fondi pensione. Montezemolo valuta positivamente le prime due misure, «anche se sono ancora da chiarire le modalità del fondo di garanzia per il credito bancario», a cui, precisa, la maggior parte delle imprese deve poter aderire. Diverso il discorso sulle nuove deduzioni.
«Si tratta di una soluzione che presenta evidenti limiti, sia perché ha un effetto molto contenuto (tale aliquota attualmente è al 3%), ma soprattutto perché di fatto non troverebbe applicazione per le aziende che non producano utile, vale a dire proprio per quelle realtà in cui le misure di compensazione sono ancora più necessarie», ha spiegato Montezemolo. Secondo il presidente degli industriali «l’unica misura veramente efficace per compensare le imprese a seguito della destinazione del Tfr resta la riduzione del costo del lavoro. Tale forma di compensazione potrebbe essere attivata attraverso la fiscalizzazione di parte degli oneri impropri che ancora oggi gravano sul sistema produttivo (contributi per assegni al nucleo familiare e maternità)».
Montezemolo, ieri, nei suoi discorsi ha affrontato numerosi temi. L’Italia, per il capo di Confindustria, è diventata il Paese con la più alta incidenza della rendita sul pil. «Eravamo un Paese fondato sul lavoro - ha detto - ora stiamo diventando il Paese della rendita, delle professioni, delle caste. Ecco perché abbiamo bisogno di concorrenza e che non si premi solo chi si mette a fare rendite, ma chi fa l’imprenditore».