"Nessun Rambo nelle nostre ronde"

Il racconto di un ex poliziotto in pensione che adesso sorveglia le
zone più a rischio, "Non abbiamo bisogno di gradassi. È un atteggiamento
che può essere pericoloso"

«Va bene le ronde, ma non in stile padano. Nessuno si metta in testa di fare il Rambo della situazione». Ha le idee ben chiare Luca Di Resta sul tipo di sicurezza che serve a Milano. Lui, che per anni è stato in polizia e che ora vigila sui quartieri più a rischio assieme agli ex poliziotti. «Ho dovuto lasciare il corpo troppo presto, per motivi di salute - racconta - ma non mi sento "in pensione". Credo di essere ancora utile». Ex comandante di reparto nel carcere di Opera, Luca ha 50 anni, moglie e due figli, di 21 e 27 anni. Non indossa più la divisa da agente ma una pettorina azzurra, con la scritta «Milano città sicura».
Non mi dica che fa le ronde anche sotto casa di sua figlia?
«Sarei tentato, visti i pericoli che ci sono, ma se lei lo scoprisse mi ucciderebbe».
Quali sono le zone più a rischio di Milano?
«Ce ne sono tante, in periferia come in centro. Io ho partecipato ai presidi in viale Padova e lì la situazione è molto migliorata».
E poi?
«E poi la stazione di Crescenzago, Rogoredo, viale Bligny, Porta Romana, piazzale Lotto. Teniamo d’occhio soprattutto i sottopassi e i giardinetti».
Immagino ne abbia viste di tutti i colori.
«Ho visto maghrebini che in stazione adescavano i ragazzini per avere prestazioni sessuali, spacciatori nei giardinetti dei bambini, vecchiette spaventate, bande di sudamericani spaccare tutto e lasciare in giro bottiglie rotte e sporcizia».
Come intervenite?
«Più che intervenire direttamente ci consideriamo degli osservatori attivi».
Cosa significa?
«Vuol dire che osserviamo le situazioni, raccogliamo più dettagli possibili e poi segnaliamo tutto alle forze dell’ordine. Sta a loro intervenire».
La gente si sente più protetta?
«Molto. È una bella soddisfazione leggere la gratitudine negli occhi della gente. Le signore anziane sanno che le scortiamo a distanza fino a casa».
Cosa pensa delle ronde?
«Possono essere molto utili, purché non siano in stile padano. Insomma, non c’è bisogno di Rambo gradassi. Anzi, un atteggiamento del genere può essere pericoloso».
Che consiglio dà ai volontari?
«Di farsi affiancare da qualche veterano. Se non si ha abbastanza esperienza, magari non si sa come comportarsi nelle emergenze o con ubriachi e drogati».
Con le ronde c’è il rischio di creare un clima di terrore?
«Tutt’altro. Si crea un circolo virtuoso. Vedendo riscontri alle loro segnalazioni, i cittadini si abituano sempre più a denunciare le situazioni di pericolo».
Girate armati?
«Le uniche armi che abbiamo sono un telefonino o una ricetrasmittente».