Nessun regalo ai francesi

Bruno Costi

Il fatto che la quarta banca italiana, Capitalia rischi di fare la fine «francese» della Bnl, sia pure sotto le mentite spoglie di Banca Intesa, e che l'accanimento giudiziario verso il suo presidente favorisca proprio questo disegno assai gradito alla coalizione di centrosinistra, sembra non interessare granché oggi in Italia.
E il motivo è abbastanza intuitivo se si pensa che al voto politico più importante della seconda Repubblica, quello del 9 aprile, mancano una manciata di giorni e la scena va soprattutto altrove. Ma ci sono anche altre questioni non meno serie, che riguardano le banche e la finanza, ovvero il «Grande fratello» dell'Economia industriale; sono soggetti che custodiscono i risparmi degli italiani e che aiutano le imprese a diventare più grandi, aggregarsi, fondersi, investire in innovazione, esportare far crescere l'economia italiana e, di nuovo, assumere giovani, creare reddito e ricchezza in Italia. Ma di questa componente macroeconomica dell'attività delle banche si sa assai poco e sapendone poco si ignora il danno che il Paese subirebbe qualora pezzi di sistema finanziario italiano cambiassero proprietà e nazionalità. Come potrebbe accadere a favore dei francesi se Capitalia, il terzo gruppo bancario italiano, venisse fagocitato da Banca Intesa.
Pochi amano ricordare infatti che i francesi del Crédit Agricole sono il primo azionista (17,80%) della banca guidata da Giovanni Bazoli, ma poiché a comandare non è l'assemblea bensì il patto di sindacato che unisce alcuni grandi azionisti, basta poco per accorgersi che sostanzialmente Banca Intesa oggi è già una banca a guida francese. Il Crédit Agricole ha infatti il 40% delle azioni sindacate e dalla semplice lettura del punto C comma 7 del Patto risulta che nessuna decisione può essere assunta senza che il Crédit non voglia, esattamente il contrario di quanto dice il Patto di sindacato di Capitalia, dove invece, qualsiasi decisione può essere assunta anche se gli olandesi di Abn non volessero. La conferma? La Sec, la Consob americana, che è solita indicare la nazionalità delle banche estere, indica asetticamente Fr - Francia - accanto alla sigla che denomina Banca Intesa.
E allora, poiché il disegno di Intesa sarebbe quello di fagocitare Capitalia (che capitalizza la metà) ecco che qualora ciò avvenisse un altro pezzo di Italia cambierebbe ispirazione e accento.
Dove sta il guaio? se ci guadagnano i risparmiatori - si potrebbe obiettare - ben venga il Crédit Agricole-Intesa padrone anche di Capitalia. Ammesso, ma aggiungiamo niente affatto concesso che i risparmiatori ci guadagnino davvero, sarebbe davvero interesse del Paese perdere un altro dei centri nevralgici che alimentano l'economia e le imprese italiane? Se non fossero state banche italiane ad aiutare la rinascita della Fiat con il prestito convertendo o la Telecom con l'ingresso nella «cassaforte» Olimpia, siamo davvero certi che la fabbrica di auto di Termini Imerese in Sicilia produrrebbe le nuove Punto? O che Telecom sarebbe riuscita a investire il necessario per migliorare la sua posizione competitiva con la convergenza della telefonia fisso-mobile?
Infine le partecipazioni finanziarie. Una Capitalia «francesizzata» non ha solo questo tipo di controindicazioni ma ne ha alcune altre forse ancor più esiziali. In caso di fusione, la nuova realtà dall'accento francese, avrebbe una posizione diretta in Mediobanca pari a una quota dal 18,4% al 28,4% (quota ex Capitalia dell'8,4% più 10-20% del tandem dei francesi Bollorè-Groupama). Ciò consentirebbe - ed è la preda finale - di muovere le forze per un assalto alle Generali di cui il nuovo blocco di interessi avrebbe quasi il 18% (13,63% di Mediobanca più il 4,67% dl Intesa-Capitalia) e che potrebbe sfociare in nuovi equilibri in un futuro patto di sindacato Generali nato da quello esistente infranto da un'ipotetica Opa. Dunque non solo Capitalia ma anche Generali adieu? Dopo il cambio di registro in Banca d'Italia, questo sarebbe il rischio vero che corre il Paese. Avremmo consegnato ai francesi non una banca né un'assicurazione, ma le chiavi dello sviluppo del Paese. Che, notoriamente non sono né di destra né di sinistra, ma di tutti gli italiani.