"Nessun ruolo di Bpi in Fingruppo-Palladio"

Parla Divo Gronchi, ad del gruppo lodigiano, azionista sia di Hopa sia di Palladio: "Del progetto di fusione non sapevamo nulla". La sorpresa delle nozze bresciano-venete che hanno fatto saltare la Grande Mittel

Lodi - Tramontato il progetto della Grande Mittel, dopo il naufragio delle nozze con Hopa, negli ambienti interessati lo stupore per la vicenda resta alto. Soprattutto per la mossa a sorpresa, orchestrata da Emilio Gnutti, che ha portato Fingruppo, primo socio di Hopa, a trattare una fusione con Palladio Finanziaria. Una scelta che ha spiazzato molti azionisti di Hopa e di Mittel. da Mps, che stava per comprare la quota di Unipol in Hopa per poi diventare il socio di riferimento, a Giovanni Bazoli, il presidente di Mittel, grande regista dell’operazione. Ma non solo.
Del tema ha voglia di parlare anche Divo Gronchi, amministratore delegato della Banca Popolare Italiana. Anche perché Bpi è in una posizione peculiare: è socia sia di Hopa, sia, pur indirettamente, di Palladio, attraverso il 10% detenuto dalla Banca Popolare Verona Novara (tramite Efibanca), con cui Bpi ha già deciso la fusione, operativa dal primo luglio.
Il suo primo commento sulle nozze Fingruppo-Palladio, rilasciato al Giornale, è abbastanza secco: «Si tratta, senza dubbio, di un matrimonio inatteso, dice Gronchi». Che respinge ogni ipotesi su una presunta regia «lodigiana» dell’operazione: «Assolutamente no - dice ancora Gronchi - un nostro ruolo è da escludere». Tanto che non l’ad di Bpi non è disponibile a commentare il nuovo «colpo» di Gnutti: «Per ora non ritengo possibili valutazioni sull’operazione. Mi riservo, però, di farne quando saremo messi a conoscenza anche della componente finanziaria nei dettagli», aggiunge Gronchi. Che ci tiene poi a precisare: è vero che Efibanca e Palladio sono ben conosciuti dalla Popolare Italiana?: «Già - risponde Gronchi -: Lodi è azionista, come Bpi, di Hopa, e come Efibanca di Palladio. Ma posso assicurare che Lodi non ha partecipato in nessun modo ad alcuna discussione tra quelle che hanno portato al sodalizio siglato».
Intanto, a Lodi ci si prepara per il prossimo cda, che si terrà il 3 maggio, a ridosso dell’assemblea dei soci del 5 maggio. Potrebbe accadere di nuovo, così come in sedute scorse, che più consiglieri decidano di chiedere all'assemblea di far mettere ai voti la domanda di azione di responsabilità per Giampiero Fiorani, in merito alla vicenda Antonveneta. Tuttavia fonti finanziarie spiegano che all'interno del cda ben oltre il 70% dei consiglieri sarebbe orientato per soprassedere sul provvedimento. I numeri assolverebbero l'ex ad.
Ma tecnicamente l'azione di responsabilità potrebbe essere richiesta da qualsiasi socio, con potere di intervento, nel corso dell'assemblea, ma solo facendo riferimento all'esercizio in corso. Quindi solo nei confronti del consiglio attuale, escluso quello vecchio. Se la questione, invece, venisse inserita all'ordine del giorno, allora si potrebbe risalire anche agli esercizi precedenti. Ma questo non potrà avvenire, almeno in quest'assemblea, il cui ordine del giorno è, vista la scadenza prossima, già stato fissato.