Nessuna bandiera né musica: così il Pdl ricorda don Gianni

Nessun inno, nessuna bandiera di partito. Stile dimesso in ossequio e rispetto a don Gianni Baget Bozzo, il politologo con radici genovesi amato soprattutto dal popolo del centrodestra del capoluogo ligure. Così si è aperta la campagna elettorale del Popolo della libertà per le elezioni europee, con Claudio Scajola ad aprire il convegno ricordando che don Gianni «non avrebbe voluto che perdessimo neanche un minuto per rincorrere un altro successo elettorale». «Andiamo avanti insieme - commenta - per onorare la sua memoria e cogliere i suoi desideri perché Gianni era sicuramente di tutti, ma particolarmente nostro». Scajola ha poi ricordato come il politologo azzurro «si interessasse con passione anche della politica cittadina e si arrabbiasse anche delle dichiarazioni dei consiglieri comunali».
Don Baget Bozzo era di tutti, appunto. Tanto che a ricordarlo è stato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che ha consegnato una lettera a Scajola (letta durante il convegno) in cui il presidente menziona don Gianni «anche per le sue numerose iniziative spirituali. Mi mancherà l’amico, il confidente, il consigliere che ascoltavo più di ogni altro». Lo ricorda anche Mario Mauro (dato per prossimo presidente dell’Europarlamento), così come la candidata ligure al parlamento europeo Susy De Martini (con loro sul palco Cristiana Muscardini e Vito Bonsignore): «Nel 2000 mi convocò a casa sua - ricorda-, voleva che mi candidassi alle regionali ma gli risposi che avrei preferito un palcoscenico nazionale. Oggi che corro per l’Europa non può non venirmi in mente la sua figura». In platea c’erano anche il presidente di Banca Carige Giovanni Berneschi e il presidente della Camera di Commercio Paolo Odone oltre ai rappresentanti liguri in parlamento e consiglio regionale.
Parla anche Roberto Formigoni che strappa applausi alla platea a ripetizione quando spiega che il Pdl in Europa sa su quali poltrone stare, «mentre il Pd non ha una casa e non sa dove andare, gli lasceranno uno strapuntino». Poi rilancia, guardando Biasotti, per il 2010: «Faremo un patto perché la Liguria era nostra e deve tornare ad essere nostra». L’ultimo ricordo è ancora per don Gianni, «lo sentivo ogni due settimane, qualche giorno fa mi è apparso ancora lucido e combattente, è stato un uomo di grande valore».