«Nessuna emergenza in città: daremo acqua agli agricoltori»

Non avrà il mare, ma Milano ha acqua da vendere. In abbondanza per soddisfare il fabbisogno dei milanesi e soccorrere anche gli agricoltori dell’hinterland. Di fronte all’emergenza siccità, i contadini riuniti nel Consorzio Vettabbia ed Est Ticino-Villoresi hanno già iniziato a lanciare «sos» al Comune, in anticipo rispetto agli anni passati (la stagione irrigua normalmente inizia a maggio e prosegue fino alla fine di agosto). Per soddisfare le richieste dei consorzi, infatti, Palazzo Marino destina il 53 per cento dell’acqua ripulita dal depuratore di Nosedo all’agricoltura, mentre da quello di San Rocco (che è cinque volte più piccolo di Nosedo), l’11,7 per cento finisce ad irrigare i campi. E l’assessore comunale all’Ambiente, Edoardo Croci, fa presente che in caso di bisogno «Milano potrebbe destinare alle campagne una quota di acqua anche maggiore rispetto ad oggi».
Si prospetta un’estate anche più torrida del 2003, ma l’emergenza siccità a quanto pare non sarà un problema dei milanesi. «Almeno nel breve periodo, non avremo problemi quantitativi», conferma l’assessore. Di gravi carenze si potrebbe parlare solo nel lungo periodo, «qualora si verificasse una modifica climatica radicale e, effettivamente, si avviasse un processo di desertificazione». Un’ipotesi insomma che per il momento è abbastanza remota.
Dai rubinetti uscirà acqua in abbondanza, anche se negli ultimi quattro anni il totale dei millimetri di pioggia caduti in un anno è stato indicativamente tra 600 e 800, dunque inferiore alla media di mille. Ma i livelli della falda, anche nel 2006 si sono mantenuti stazionari, addirittura in risalita nelle zone meridionali della città, in leggero abbassamento (circa mezzo metro) in quelle centrali, mentre soltanto nelle zone settentrionali i livelli sono scesi di circa un metro e mezzo. Ma, ribadisce Croci, «il processo di ricarica della falda è tale che l’acquedotto sarà sicuramente in grado di soddisfare abbondantemente le richieste idriche della città».
Dichiarazioni che vengono accompagnate da numeri piuttosto rassicuranti anche per i più scettici. Intanto, nei primi mesi dell’anno sono stati distribuiti due milioni di metri cubi in meno rispetto al 2006, un calo nell’erogazione dovuta anche ad una migliore funzionalità della rete. Va detto inoltre che l’acquedotto in passato non è andato in crisi nemmeno quando la domanda ha raggiunto il picco massimo: il 28 giugno del 2006 si registrò una richiesta di 946mila metri cubi d’acqua pro capite in un giorno, praticamente un record, ma era ancora inferiore al milione che viene indicato dalla Metropolitana Milanese come la «disponibilità massima giornaliera».
La rete milanese può contare su 460 pozzi che producono in media 650mila metri cubi d’acqua per ogni abitante. Oltre a Nosedo e San Rocco, un terzo impianto di depurazione, più piccolo rispetto agli altri due, si trova a Peschiera Borromeo. Abbondanza non significa libertà di sprecare un bene prezioso: ovviamente il Comune invita i cittadini ad utilizzare l’acqua con intelligenza.