Nessuna illusione ma, stavolta, nessuna delusione

U n’altra Italia che vola, forse quella meno attesa. L’Italia dell’atletica, damigella di un mondo dove puoi imbrogliare con il doping, ma non puoi raccontare storie con misure e tempi. Gli europei indoor diventano il nuovo soffio di vita di un movimento che, negli ultimi anni, ha raccolto poco e ansimato tanto. D’accordo, ci sono state storie di pregio: per esempio quella di Baldini ad Atene. Poi tutto uno svilirsi nelle nostre povertà. E in errori di programmazione. Di solito le medaglie invernali trovano difficili riscontri in quelle estive, ma stavolta l’atletica azzurra sembra meno pallida. Andrew Howe ha confermato in sala il titolo conquistato all’aperto, si è regalato il record italiano che Evangelisti teneva da 26 anni, ha mostrato la stoffa del leader: lui e la mamma parlano tanto, ma se la resa è in proporzione c’è da stare allegri. Gli altri sono fioriti dietro storie di sofferenza o accompagnati da beata impudenza. Sei medaglie sono quasi un record per la piccola repubblica dei dimenticati. Solo nell’84 gli azzurri fecero meglio (8 podi), mai tre ori insieme, nemmeno ai tempi di Mennea e della Simeoni. È un segnale. Antonietta Di Martino è l’erede più naturale di Sara, Assunta Legnante una capitana coraggiosa, Cosimo Caliandro un Pierino inatteso. Forse parliamo di europei di serie B. Nessuna illusione, ma stavolta nessuna delusione.