«Nessuna liberalizzazione, solo nuove tasse»

Unione in stallo al Senato, le commissioni Finanze e Difesa non riescono a esprimere un parere su Dpef e manovra

Antonio Signorini

da Roma

Due brutte cadute per la maggioranza compensate da un mezzo autogol del centrodestra. L’iter parlamentare della manovra Visco-Bersani e del Dpef al Senato continua a mettere alla prova la solidità di entrambi gli schieramenti. L’approdo del decreto (manovra correttiva, più pacchetti Visco e Bersani) proprio nella camera dove la maggioranza è più debole, ha reso la vita difficile soprattutto al governo. La commissione Finanze di Palazzo Madama, dove c’è una perfetta parità tra Unione e Cdl, non è stata in grado di esprimere il parere sulla manovra del governo. Stessa musica in commissione Difesa, dove l’Unione non è riuscita a far passare il parere favorevole sul Dpef, il Documento di programmazione economica e finanziaria. Il governo, per contro, ha incassato il via libera ai requisiti «di necessità e urgenza» al decreto Visco-Bersani. Un voto indispensabile alla vita della «manovra-bis», passato per soli sei voti, 150 contro 156, anche grazie all’assenza, in alcuni casi giustificata, di alcuni senatori del centrodestra (Antonio D’Alì di Forza italia, gli Udc Mario Baccini e Calogero Mannino, il Dc Mauro Cutrufo e i leghisti Albertino Gabana e Stefano Stefani, quest’ultimo impossibilitato da seri motivi personali).
Incidenti di percorso, all’avvio di quella che si annuncia come una delle sessioni di bilancio più sofferte della storia italiana. Il centrodestra non intende fare ostruzionismo, ma il «no» della Cdl alla manovra-bis è netto. Stesse le argomentazioni usate da Forza Italia e Lega Nord in due distinte conferenze stampa tenute ieri per illustrare gli emendamenti. Il decreto Bersani, secondo il presidente dei senatori azzurri Renato Schifani «dietro le finte liberalizzazioni nasconde la reale volontà del governo di istituire uno pseudo-Stato di Polizia per controllare la vita privata del cittadino in ogni momento e in ogni fase». Un provvedimento che «non è di liberalizzazioni, ma di tasse», gli ha fatto eco il presidente dei senatori del Carroccio Roberto Castelli. La tesi della Cdl è che le liberalizzazioni e le prevedibili reazioni dei tassisti siano state utilizzate per nascondere la vera essenza della manovra e cioè il pacchetto di misure fiscali del viceministro Vincenzo Visco. «Impone al cittadino non di confrontarsi con il fisco ma con un modello invasivo della privacy», ha accusato Schifani. «La vera manovra - è la tesi dell’esponente azzurro - si chiama Visco e riduce la libertà del cittadino, è un grande occhio che lo controllerà a 360 gradi». Dello stesso tenore le parole del vice coordinatore azzurro Fabrizio Cicchitto. «Il soldato Bersani si è sacrificato, ha sparato su tre categorie, salvo poi fare marcia indietro, per coprire il vero nocciolo del provvedimento: un’operazione di polizia fiscale». In ogni caso il centrodestra non intende fare ostruzionismo. Gli emendamenti presentati dagli azzurri sono «solo una trentina e - ha spiegato Maurizio Sacconi - puntano a aumentare la concorrenza e la tutela dei consumatori». Insomma, ha sottolineato il coordinatore nazionale Sandro Bondi, una «opposizione seria, intelligente e costruttiva, al contrario di quanto aveva fatto la sinistra con Berlusconi». Le accuse al governo rimangono tutte in piedi. E sulla vicenda dell’Iva sugli immobili - ha annunciato l’economista azzurro Renato Brunetta - i parlamentari azzurri presenteranno un esposto per agiottaggio e turbativa di mercato alla Consob. La linea scelta dalla Cdl è, insomma, quella di rappresentare le categorie che l’Unione ha scelto di penalizzare. Come gli artigiani. «Secondo i nostri calcoli - ha spiegato il leghista Massimo Polledri - il 30 per cento rischia di chiudere, nel completo silenzio dei sindacati».