«Nessuna mattanza Gli animali vanno sedati e messi nei canili»

«Nessuna mattanza. I cani vanno sedati e ricoverati nei canili, nel rispetto delle leggi vigenti. I cani vanno catturati come si catturano tigri e leoni, attraverso anestetico. Chiunque si comporti in modo diverso va incontro a sanzioni penali. Il ministero non fa sconti a chi trasgredisce le leggi». Il sottosegretario alla Salute, Francesca Martini, è addolorato per le due aggressioni in Sicilia causate da un branco di cani randagi, ma non si unisce al coro di chi vorrebbe abbatterli. E teme ritorsioni a tappeto contro gli animali liberi che «farebbero sprofondare il nostro Paese in una situazione da terzo mondo».
Un bambino morto e un’aggressione a una turista tedesca. È emergenza randagismo?
«Al nord la situazione è sotto controllo, mentre al centro-sud, sicuramente c’è un’emergenza scioccante ma questo è dovuto alle gravi mancanze dei sindaci che non hanno applicato le regole».
In che senso?
«Il randagismo è l’ultimo dei pensieri degli amministratori locali. E c’è una situazione di degrado assoluto».
In Sicilia, i sindaci dicono che non ci sono soldi.
«In quella regione c’è stata una sorta di inattività colpevole e diffusa. La Sicilia ha la maglia nera in fatto di applicazione delle leggi. La 281 è stata recepita con dieci anni di ritardo. Sono stati stanziati più di due milioni di euro per randagismo e sterilizzazione. E non sappiamo dove sono finiti. Inoltre, ci sono comuni come quello di Modica che hanno richiesto 50mila euro per un canile e non hanno mai ritirato la somma».
Dunque lei punta l’indice contro l’inefficienza degli amministratori.
«Il compito del ministero è quello di fare rispettare la normativa e tutelare la salute pubblica. Quello delle regioni è di applicare le leggi salvaguardando la salute dei cittadini e quella degli animali. Ma al Sud spesso i cani vengono trattati in modo disumano».
Qualche esempio?
«A Reggio Calabria avevano costruito un canile sul greto di un fiume. Alla prima piena 800 su 1000 cani sono affogati nella melma. Anche in Campania ho visto di persona lager e non canili. Non parliamo poi delle sevizie che vengono fatte ai cani che non sono in grado di difendersi».
Però quando fanno branco diventano pericolosi.
«Certo, perché spesso sono affamati e maltrattati. Come nel caso del branco che ha ferito a morte Giuseppe, un povero bambino innocente. Una tragedia che si poteva evitare con un po’ di buona volontà e spirito di iniziativa».
Ma in quel caso è stata la procura ad affidare 50 cani a un privato affinché se ne prendesse cura.
«Certo, ma l’Asl ha il compito di controllare che la situazione da un punto di vista sanitario sia in regola. E il sindaco ha sempre l’ultima parola in fatto di incolumità della salute pubblica. Non ci voleva molto per verificare che questi cani erano denutriti, affamati e maltrattati».
Cosa può fare il ministero per arginare questa situazione di alta tensione?
«Tra qualche giorno andrò in Sicilia per incontrare gli amministratori locali. Inoltre il ministero rifinanzierà il fondo per costruire ricoveri per i cani. Ma i sindaci non devono trovare scuse che non ci sono. Al sud, purtroppo, la sensibilità verso gli animali è per molti una parola sconosciuta».
Dopo l’aggressione alla turista tedesca a Modica non c’è il rischio di una disaffezione dei turisti dalla Sicilia e da tutto il sud?
«Il rischio è grande. Molte persone mi dicono che non vanno più né in Sicilia né al sud per il rischio randagi. Bisogna dunque agire su due fronti: risolvere il randagismo e tutelare la salute pubblica, visto che molti cani vaganti sono anche affetti da malattie trasmissibili all’uomo. Molte regioni, però, devono fare un grande passo di civiltà, altrimenti soldi e strutture potrebbero rivelarsi inutili».