Nessuna offerta: la Sea non si vende più

Il sindaco: «Non tutta la maggioranza vedeva bene questa cessione»

Chiara Campo

La vendita Sea resta a terra. Un’operazione troppo azzardata. dopo la tempesta di ricorsi. Così devono aver concluso le quattro società ammesse a partecipare alla gara per l’acquisto del 33% di quote comunali, ovvero gli inglesi di British Airport Authority, i tedeschi di Hochtief Airport e i fondi di investimento australiani Babcock & Brown oltre a Goldman Sachs. Riaperta lo scorso 8 marzo dopo che il consiglio di stato aveva bocciato la sospensiva di vendita del Tar della Lombardia, ieri la gara si è chiusa alle 17 con nessuna busta sul tavolo della Ragioneria di Stato in piazza Scala. Esito che non ha sorpreso il sindaco Gabriele Albertini, che ieri mattina aveva confessato di essere «ragionevolmente pessimista sul fatto che la città possa ricavare i 600 milioni di euro dalla vendita». E dopo l’esito negativo, ha ammesso che «l’operazione si è conclusa nel peggiore dei modi, con un danno alla città e ai milanesi che dovranno attendere chissà quanto tempo per vedere realizzate infrastrutture strategiche». Tutte le opposizioni politiche, ha sottolineato, «hanno ritardato la decisione fomentando polemiche sulla giustizia e presentando ricorsi, anche il mondo finanziario non è stato molto solidale». Ma il sindaco punta il dito anche contro «tutta un’area della maggioranza che non vedeva bene il fatto che il sistema pubblico si liberasse di competenze, volendo mantenere un ruolo di governo per le tante ragioni per cui controllare una società può dare delle utilità, tant’è che anche il programma elettorale del futuro sindaco Letizia Moratti non parla di privatizzazioni ma di valorizzazioni». Tutto ciò, conclude, «ha determinato un clima di incertezza che ha fatto perdere fiducia nell’operazione ai partecipanti». L’assessore ai Trasporti Giorgio Goggi ricorda che la gara era stata riaperta dopo che la richiesta delle società «ma come temevamo la pioggia di ricorsi e il periodo elettorale hanno intimorito. Ci penserà la prossima giunta. Ora ritireremo la nostra quota di maxidividendo, circa 170 milioni di euro, e la useremo come acconto per la realizzazione della linea 4, come era l’accordo col ministro Lunardi in caso di mancata vendita della Sea».
È «la fotografia del fallimento dell’amministrazione Albertini, che aveva fatto delle privatizzazioni il simbolo della cultura del suo governo - afferma il capogruppo comunale Ds Emanuele Fiano -. Avevamo detto in tutti i modi che la privatizzazione andava bloccata, abbiamo fatto ricorsi alla magistratura ma il Comune non ci ha voluto dare ascolto. Ora anche il mercato dimostra che avevamo ragione». Ma anche la coordinatrice regionale di An, Cristiana Muscardini, ritiene che «durante le campagne elettorali sarebbe buona norma non indire aste che riguardano la vendita di quote di proprietà pubblica, ed è ora che la politica si attrezzi a non parlare solo di privatizzazione ma di maggiore valorizzazione».