«Nessuna offesa all’arcivescovo ma sulle moschee non molliamo»

MilanoUna domanda a bruciapelo all’eurodeputato e capogruppo della Lega Nord al Comune di Milano Matteo Salvini. Con gli attacchi rivolti all’arcivescovo di Milano, il cardinale Dionigi Tettamanzi, non avete esagerato?
«No, io l’ho detto. Si può discutere sul metodo ovvero sullo stile, sulla forma ma non sui contenuti delle nostre critiche».
Un metodo un po’ forte...
«Beh, se qualcuno si è sentito offeso ci dispiace e ce ne scusiamo. A noi non interessa offendere le persone...».
In verità il ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli, ha paragonato il cardinale Tettamanzi a un prete mafioso in Sicilia...
«Ci possono essere paragoni più o meno felici, noi non diamo del mafioso a nessuno. Ci scusiamo però e ci dispiace se qualcuno si è sentito offeso. Rimane il fatto che su alcuni punti abbiamo delle posizioni completamente diverse dalla curia milanese».
Ma secondo voi Tettamanzi fa politica?
«È indubbio che alcuni discorsi del cardinale abbiano un chiaro contenuto politico».
Il viceministro alle Infrastrutture, Roberto Castelli, due giorni fa ha definito l’arcivescovo di Milano un clericale comunista...
«Non entro nel merito del commento, ma è indubbio che alcune posizioni di Tettamanzi, come il richiamo all’egoismo di Milano o le critiche agli sgomberi dei rom, hanno un risvolto politico oggettivo».
Il segretario di stato Vaticano Tarcisio Bertone ha difeso Tettamanzi, definendolo «un grande pastore che ha dato la sua vita per il suo popolo». Ha citato un passaggio dell’Angelus di domenica scorsa: «Ricchi e poveri, sviluppati e in via di sviluppo siamo tutti protagonisti della stessa vita, siamo tutti sulla stessa barca!». Cosa ne pensa?
«Sì, siamo tutti sulla stessa barca, ma ci sono quelli che remano e chi non rema mai...».
Si spieghi meglio.
«Mi è ignoto il contributo che i rom portano alla nostra comunità, o meglio è a pari a zero».
Ha chiesto un incontro riservato con il cardinale...
«Sì, vorrei spiegarmi con lui personalmente, chiarire gli equivoci e smorzare un po’ le tensioni...».
Gli porterà anche il panettone milanese, quello che si trova ai vostri gazebo allestiti nelle piazze di Milano per i referendum sulla moschea?
«Sì».
Non pensa che possa essere preso come un’ulteriore provocazione?
«No, non penso al cardinale possa interessare. Di sicuro, però, gli parlerò delle quindicimila firme che abbiano raccolto e che rappresentano i sentimenti dei milanesi, che non vogliono la moschea in città. Spiegherò al cardinale il mio pensiero, e quello dei milanesi, lui rimarrà della sua posizione. Almeno ci saremo chiariti».
Solo ieri sono arrivate 200 lettere di sostegno al cardinale da parte di «gente comune», cosa ne pensa?
«Ai gazebo abbiamo raccolto 15mila firme. Rispetto e stimo gli autori delle mail, ma lascio a voi fare i conti...».
Pronti a fare marcia indietro?
«Ci interessa che i toni sfumino, sull’eccesso di alcune dichiarazioni si può discutere, sulle posizioni no, noi rimaniamo della nostra idea».