«Nessuna Opa sul Corriere» Il cdr critica Colao

da Milano

La grande Opa sul
Corriere sta per diventare come l’araba fenice. Ieri è sembrato che Stefano Ricucci, salito fino al 13,5% del capitale di Rcs Media Group, ritenesse il lancio di un’offerta pubblica su Rcs «l’unica strada». Una frase riportata in grande evidenza da un quotidiano e attribuita all’immobiliarista romano. Seguiva una prevedibile agitazione nella redazione del Corriere, che ieri non era andato in edicola proprio per uno sciopero legato alla poca trasparenza della messe di Ricucci. E agitazione anche tra i trader di ritorno dal weekend, oltre che nei salotti della politica, visto che il senatore Ds Franco Bassanini si è augurato che i leader della sinistra, da Fassino a Ruteli a Prodi, «trovino il tempo per una netta e chiara presa di posizione a difesa dell’indipendenza del Corriere». Ma il portavoce ufficiale di Ricucci, interpellato sull’Opa, ha smentito: «La frase contenente l’affermazione che l’Opa è l’unica strada non è stata mai pronunciata da Ricucci, che ribadisce la totale fiducia al management e al vertice del gruppo». Nessun comunicato ufficiale, forse per non amplificare la vicenda. Ma una smentita secca. Che, c’è da scommetterci, non contribuirà a calmare le acque per molto. Anche perché ieri c’è stato lo stesso Cdr del Corriere che ha soffiato sul fuoco della battaglia in corso. «Chiediamo alla società risposte concrete e tangibili - ha dichiarato un rappresentante del sindacato dei giornalisti di Via Solferino all’agenzia Apcom - paletti da inserire nello statuto e nella governance di Rcs a proposito dell’autonomia del Corriere, per evitare quanto accadde all’epoca della P2. Il presidente Piergaetano Marchetti si era impegnato a studiare un meccanismo per stabilire una separazione molto netta tra gestione e proprietà, sul modello di quanto di meglio è previsto in questo campo in Francia e in Inghilterra, per calarlo nello statuto. Ma ad oggi non si è ancora visto niente». Critiche anche alla gestione dell’amministratore delegato del gruppo Vittorio Colao, chiamato in causa, pur non essendo l’interlocutore istituzionale del Cdr, come responsabile delle poche informazioni ricevute sull’imminente introduzione del full color. «In un quadro di incertezza sul fronte della governance, la gestione Colao si dimostra miope e rilassata sulle problematiche legate all’introduzione del full color. C’è un ritardo sempre più allarmante e preoccupante. Sono due piani diversi che però potrebbero avere a che fare tra loro. Forse Colao non si sente più tanto solido, è un po’ assente». Gli ingredienti per una prossima puntata ci sono tutti.

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