«Nessuna sanzione per chi vuole insultare Berlusconi»

da Milano

Ingiurie a Berlusconi? Sì, si può. Lo ha stabilito ieri la Corte di cassazione che ha annullato una sentenza di condanna nei confronti di Piero Ricca, il contestatore che gridò «buffone» al premier, nel 2003. La V Sezione penale della Cassazione ha cancellato con rinvio la sentenza di condanna, per ingiuria, emessa il 19 febbraio 2005 dal giudice di pace di Milano.
Il sostituto procuratore generale della Suprema corte, Alfonso Amato, aveva chiesto l’assoluzione di Ricca sulla scia della giurisprudenza comunitaria che non ritiene offensivi gli insulti «blandi», come - ad esempio - l’epiteto imbecille. Ricca, che era presente alla lettura del dispositivo, ha accolto con soddisfazione il verdetto e ha ricordato che la frase intera rivolta a Berlusconi era: «Fatti processare, buffone! Rispetta le leggi, rispetta la Costituzione, rispetta la democrazia, rispetta la dignità degli italiani o farai la fine di Ceausescu o di don Rodrigo». Ricca rivolse queste parole a Berlusconi il 5 maggio 2003 a margine di una udienza del processo Sme, nel palazzo di giustizia di Milano, nel quale il presidente del Consiglio era comparso per rilasciare dichiarazioni spontanee. Allora Ricca si difese dicendo che le sue parole non erano una minaccia ma un «gesto d’amore. Per dire che chi vuole avere sempre ragione di solito non fa una fine gloriosa». Berlusconi aveva chiesto un risarcimento di 50 mila euro tramite l’Avvocatura dello Stato. Pietro Ricca, è ora candidato al consiglio comunale nelle liste dell’Italia dei valori. L’ex pm Antonio Di Pietro vorrebbe farlo accomodare sulla poltrona di Palazzo Marino: «La nostra è una lista aperta alla società civile, Ricca ci è vicino e già aveva detto di non essere pronto a un’altra nostra richiesta di candidatura alle politiche» ha detto qualche giorno fa Giuliana Carlino, capolista dell’Italia dei valori alle comunali. E, così, Ricca potrebbe divenire uno dei supporter in aula dell’aspirante sindaco Bruno Ferrante.