Nessuna traccia dell’escursionista scomparso nella neve in Val d’Aveto

(...) Le ricerche si fanno affannose. È buio, ma gli uomini non si arrendono. Solo intorno all'una riescono a far scendere tutti da Prato Mollo. Resta l'incognita del disperso. Che avvelena gli animi dei sopravvissuti spartiti negli alberghi del paese. Ieri mattina Borzonasca s'è svegliata nel sole. Il vento s'aggirava lento. «Forse riusciamo a far volare gli elicotteri» spera Pattaro. Sulla piazza alle 9.30 cominciano a ritrovarsi gli escursionisti. Nascosti dietro occhiali scuri sembrano persi in mezzo a quel pugno di case. La gente del posto li guarda da lontano, le mani in tasca, la testa infilata nei baveri. Parlano sottovoce. Gli altri non parlano. Fai per chiedergli un'impressione, «Non ricordo niente» risponde un giovane che si sposta un po' più in là. «Non abbiamo nulla da dire» liquida un altro. Sali in municipio, qualcuno di loro parla col sindaco. Radio Sound ha chiamato da Piacenza, vuole sentire una testimonianza. Un piacentino, racconta qualcosa, di corsa. Un contatto familiare in questa Valle Sturla che li raccoglie esausti. Ha ancora la fronte sporca di sangue, abbassa gli occhi e raggiunge il gruppo. Aspettano il bus che li sposti alla stazione di Chiavari per tornare in treno a casa.
«Ce ne sono di Milano, Piacenza, Cesena - riferisce Pattaro -. Un pullman li doveva aspettare a Levanto fra un paio di giorni. Perché l'idea era di proseguire da Varese. Invece sono stati colti dalla bufera sull'Aiona. «All'improvviso - si lascia scappare uno del gruppo -. Il nevischio non ci spaventava, in fondo siamo abituati a muoverci in montagna in inverno. Ma finito il bosco non c'era nulla a contrastare il vento. Che ha stravolto tutto. Non riuscivamo a stare in piedi e procedevano a quattro zampe. È lì che ci siamo separati, tenendo i contatti solo con chi avevamo vicino». Motoslitte e ruspe con le catene hanno lavorato in condizioni proibitive, perché magari il vento spazzava tratti di strada, ma accumulava anche due metri di neve in curva. I Saf (Speleo alpinisti fluviali) dei vigili del fuoco venerdì notte la passano a Prato Mollo. Ieri con le guardie forestali hanno setacciato l'Aiona e la zona intorno al rifugio. Senza elicotteri. C'era ancora vento. Troppo. Il cellulare del disperso è muto. Potrebbe aver trovato un ricovero di fortuna? «L'unico è il rifugio di Prato Mollo o la casupola un po' più su. Intorno ci sono solo piane e strapiombi». Chiedi ancora notizie nel pomeriggio. Ancora niente. «Un paio d'ore e sarà di nuovo buio», se lo dice quasi sottovoce Pattaro. Che significa che quell'uomo è ormai da due giorni sull'Aiona con temperature che sfiorano i meno dieci gradi. Alle 18 i vigili del fuoco sospendono le ricerche. Troppa neve. Troppo buio. Sono esausti. Un'altra notte col cuore tra i denti. Oggi si ricomincia.