«Nessuna tregua, lotteremo finché non ci daranno ragione»

«Non siamo tutti impazziti, vogliamo soltanto che esca la verità!». Nicola Lo Gerfo, leader della Fials, non molla, e la guerra contro i vertici del Carlo Felice prosegue senza tregue né compromessi. L'ultimo tentativo del sindaco e presidente del Cda Marta Vincenzi di concordare una tregua fino a giugno è fallito il 25 marzo, nonostante la promessa di una modifica di governance interna per la prossima stagione. I sindacati autonomi Fials-Cisal, Snater e Libersind temono che i problemi della Fondazione si aggravino e accettano un incontro con la Vincenzi solo per affrontare direttamente i temi fondamentali. «Il sindaco ribadisce che non è suo compito condurre trattative sindacali, e su ciò non abbiamo nulla da obiettare. Non riusciamo però a capire per quale motivo, in luogo della normale programmazione artistica, non ci venga illustrata l'azione intrapresa dal Cda per perseguire una soluzione complessiva e soddisfacente di tutte le questioni in campo. Rimarchiamo poi che l'illustrazione della programmazione artistica annuale (che altro non è se una prassi del tutto ordinaria in un Teatro e che invece è stata presentata come eventuale soluzione di uno dei problemi) sia compito della Direzione Artistica, senza bisogno di scomodare per questo il sindaco».
Intanto Werther sembra salvo; ma non è affatto scongiurato il pericolo per le prossime opere in cartellone. «Io continuerò a scioperare fino a che non otterrò risposte concrete - Roberto Conti (Snater) è irremovibile - Non creda la gente che per noi scioperare sia un divertimento, chi ama il proprio lavoro è il primo a soffrire di questa situazione; ma qui ci stanno prendendo in giro da troppo tempo, ignorando bellamente le nostre richieste. Altro che anticipo salariale, quello se lo tenga la Cgil, che sta facendo il bello e il cattivo tempo. I problemi sono altri e ben più pressanti: prendiamo la famosa questione del Fondo Pensioni. Per carità, è risultato di una mala gestione precedente, ma ora è compito della Fondazione risarcire, ho tutti i documenti per dimostrarlo, sindaco e sovrintendente devono prenderne atto e pagare. Insomma, noi siamo professionisti, non lavoriamo a comando per il diletto degli abbonati. Non vogliamo certo che chiuda il teatro, ma nemmeno che ci costringano a salire sul palco solo perché il pubblico ha pagato il biglietto». Quindi giusti riconoscimenti salariali; quindi rilancio artistico (che non coinciderebbe con quello presunto e presentato ufficialmente il 15 marzo); manca la questione del radicale cambiamento ai vertici, alias Di Benedetto, che secondo gli autonomi troppo avrebbe giocato sulla pelle dei lavoratori. «Certo, avrà anche pareggiato qualche esercizio, ma con tagli spaventosi agli organici e agli stipendi nostri - Lo Gerfo lo accusa di cattiva amministrazione oltreché di scarse competenze artistiche -. Sicuramente non ha risanato la situazione disastrosa in cui versa il teatro. E poi non ha capito che un teatro si rilancia non solo con grandi nomi che chiedono cifre spaventose; impone le sue scelte e ignora i consigli di chi più di lui ha diritto e esperienza per farlo». La domanda è lecita: Oren? «Daniel Oren è un grande direttore; è stato preso di mira da tutti i media, con calunnie vergognose, per esempio quella di voler ricoprire tutte le cariche possibili, compresa la sovrintendenza. Figuriamoci, è così amareggiato che ha rifiutato addirittura la carica legittima di Direttore musicale». Altra domanda lecita: un altro sovrintendente avrebbe la bacchetta magica? «Un altro sovrintendente prenderebbe misure per migliorare la situazione, ascoltando i lavoratori e pensando al bene del teatro nella sua globalità. Ripeto, non siamo pazzi, capiamo anche che non è facile né immediato, siamo disposti ad aspettare i tempi necessari per la rinascita del Carlo Felice. Ma soltanto se vediamo che le buone intenzioni ci sono da subito».