«Nessuna via di uscita senza aiuti dal Governo»

Monito di De Corato: «Le forze dell’ordine sono costrette a dare priorità ai reati più importanti tralasciando quelli minori»

Il cimitero delle denunce sono due uffici al piano terra del Palazzo di Giustizia. Stanze che raccolgono le querele contro ignoti di tutta Milano e provincia. Lì, i dipendenti pubblici dovrebbero inserire nell’archivio elettronico del tribunale l’intera mole delle notizie di reato presentate alle forze dell’ordine. Condizionale d’obbligo. Perché il materiale è tanto e il personale poco. Nel giro di due anni, infatti, si sono accumulate 300mila denunce che si fermeranno sulla soglia del Re.Ge., il sistema informativo di gestione dei registri penali. Trecentomila. «Una stima per difetto», precisano a Palazzo.
Anno zero
Mese di giugno, anno 2005. È l’anno zero per il monte di fascicoli che i dipendenti del tribunale hanno accumulato nell’«ufficio ricezione atti». Lo smaltimento del lavoro è materia impossibile, con le forze in campo. La Procura invia una lettera al ministero della Giustizia, in cui si chiedono fondi per affidare ad un service esterno al Palazzo l’inserimento nei terminali elettronici dei dati contenuti nelle denunce. Il Guardasigilli reperisce i fondi, e i fascicoli accumulati vengono «scaricati» nei computer. Il rimedio è temporaneo, la fatica è di Sisifo. Nel giro di due anni, nello stesso ufficio si accumulano almeno 300mila denunce contro ignoti. Salvo nuovo intervento del ministero, continueranno ad accumularsi.
Identità sconosciute
Modello 44. È il fascicolo con cui vengono «rubricati» i reati contro ignoti. Che, alla fine, rappresentano la maggior parte delle denunce presentate dai cittadini.
Auto rubate, furti in appartamento, scippi, danneggiamenti, ad esempio. Reati tra i più comuni, ma estremamente difficili da perseguire se non esistono indicazioni che riguardino i responsabili. Le segnalazioni finiscono all’ufficio ricezione atti della Procura, che li passa al Re.Ge, dove - in teoria - i fascicoli vengono informatizzati. In teoria, perché l’accumulo è tale che gli addetti del Palazzo non sono in grado di smaltire il lavoro. In sintesi, quelle denunce non verranno nemmeno prese in considerazione. Al limite, saranno archiviate. E il problema è la carenza allarmante di personale.
Personale cercasi
È come un imbuto. Più denunce arrivano, più si accumula lavoro. E più il lavoro cresce, maggiore dovrebbe essere il numero dei dipendenti impegnato nello smaltimento dei fascicoli. Ma così non è. La carenza di personale, in tribunale, è un problema endemico. Ma col passare del tempo la situazione precipita. Dei 414 lavoratori che - in linea teorica - formano l’organico degli uffici giudiziari, soltanto 280 sono effettivamente in servizio. Gli altri hanno lasciato gli uffici da tempo, senza che dal ministero arrivasse l’autorizzazione a sostituirli. Non solo. Ai 280 rimasti, infatti, ne vanno sottratti altri 12 che entro i primi di agosto - tra pensionamenti e trasferimenti ad altra sede - ridurranno ulteriormente il già esiguo «esercito» di lavoratori. Con evidenti conseguenze sull’efficienza delle procedure amministrative. Un esempio: all’ufficio Re.Ge. lavorano 7 persone, mentre l’organico ufficiale ne conta 17. Un problema sentito anche alla cancelleria penale (che raccoglie i «modelli 21», ovvero le notizie di reato contro noti, e che ha accumulato un ritardo di «sole» 2mila pratiche circa), che a fine anno saluterà altri due neopensionati. E nessun reintegro è in vista.
Tempo libero
Se 280 dipendenti sembrano pochi, si aggiunga che una parte di questi ha chiesto - e ottenuto, perché lo consente la legge - un’occupazione part-time. La conseguenza è che per i responsabili degli uffici della Procura diventa impossibile programmare il lavoro, dovendo fare i conti con un organico attivo «a macchia di leopardo». C’è, infatti, chi ha deciso di rendersi disponibile da gennaio a marzo, chi solo tre ore al mattino, o chi - così è scritto nei registri delle presenze - ha fatto domanda per presentarsi in ufficio soltanto la prima settimana di ogni mese. All’ufficio ricezione atti, ad esempio, su dieci impiegati (che è quasi metà dell’organico previsto), quattro hanno l’orario ridotto. Il danno e la beffa. Perché chi ha smesso di lavorare a tempo pieno in tribunale, ora può svolgere una seconda professione nel tempo libero. Così ha deciso il legislatore.
L’appello
Come ogni anno, la Procura invia a Roma una richiesta di fondi. A giugno, il procuratore capo Manlio Minale ha inviato al ministero una lettera per fare presente la situazione di emergenza in cui versano gli uffici giudiziari milanesi. In particolare, si citano quelle 300mila denunce che - allo stato - rischiano di finire al macero. A Palazzo aspettano segnali del Guardasigilli. Ma di soldi ancora non ne hanno visti. E, ogni giorno, 500 fascicoli contro ignoti si accumulano nel cimitero delle denunce.