Nessuno dei Romanov riuscì a salvarsi

L’analisi del Dna ha confermato che i resti rinvenuti nella regione
degli Urali sono quelli di Maria e Alexei Romanov, figli di Nicola II, uccisi nel massacro di Ekaterinburg

Mosca - Svanisce il sogno di chi credeva che almeno uno dei Romanov si fosse salvato dal massacro di Ekaterinburg. L’analisi del Dna ha confermato che i resti rinvenuti nella regione degli Urali sono quelli di Maria e Alexei Romanov, figli dell’ultimo zar, Nicola II. "Ora abbiamo riunito tutta la famiglia" ha confermato Eduard Rossell, governatore della regione di Sverdlovsk dove è avvenuto il ritrovamento nell’agosto del 2007.

Nel luglio del 1918 le truppe rivoluzionarie bolsceviche giustiziarono l’imperatore russo assieme a tutti i suoi familiari nelle vicinanze di Ekaterinburg negli Urali asiatici. Solo nel 1990 furono ritrovati ed identificati attraverso l’esame del Dna i resti dello zar, della zarina e di tre dei loro cinque figli: Olga, Tatiana e Anastasia. Otto anni dopo i resti della famiglia Romanov furono seppelliti nella chiesa di San Pietro e Paolo a San Pietroburgo alla presenza dell’allora presidente Boris Eltsin.

L’anno scorso, nelle vicinanze del ritrovamento del 90, furono ritrovati i resti di altri due corpi di bambini e subito le autorità ipotizzarono che si trattasse dei corpi mai trovati di Maria e Alexei. Accanto ai resti dei bambini dello Zar sono state trovate pallottole e boccette che contenevano acido solforico usato probabilmente per cadaveri e rendere impossibile l’identificazione dei corpi.