«Nessuno deve illudersi, non cambierà nulla»

Il banchiere Gianfilippo Cuneo: «Fuori lo Stato, occorre un socio forte»

Paolo Stefanato

da Milano

Il banchiere d’affari Gianfilippo Cuneo conosce bene il trasporto aereo: di recente ha acquisito la quota di riferimento della compagnia charter Air Italy e un paio d’anni fa era intervenuto in maniera molto critica sul piano industriale di Alitalia, schierandosi energicamente a favore del mercato.
La decisione di oggi del governo che cosa cambia?
«Niente. Un’azienda cambia se cambia l’azionista. Se lo Stato scende, ma tiene un piede dentro, dà a tutti la sensazione che l’andazzo non si modifica. I dipendenti continueranno a evitare il confronto col mercato e ci sarà sempre l’idea del salvataggio possibile. Si continua ad avallare il concetto di compagnia di bandiera, che è da abbandonare. Sono deluso ma non mi aspettavo niente di diverso».
Di che cosa ha bisogno Alitalia?
«Di una partnership forte, di una fusione che crei una linea aerea vincente sui mercati mondiali. Cordate di fondazioni, banche, enti locali servono solo ad allontanare nel tempo le soluzioni. Di tempo se n’è già perso molto e le chance diminuiscono».
Si parla, con insistenza, di un accordo con una compagnia italiana, per esempio Air One o Eurofly.
«Le unioni tra malati non danno risultati. Quanto ad Air One, in particolare, dovrebbero essere superati problemi di antitrust e il rapporto esistente con Lufthansa».
Ma qual è l’alleanza ideale secondo lei?
«Il termine alleanza è proprio sbagliato. L’Alitalia deve essere acquistata da un altro operatore che si faccia carico di ridurre i costi e allineare i comportamenti al mercato. Idee che guardano lontano, verso la Cina o l’Estremo Oriente, sono velleitarie perché non incidono sulle strutture di costo».
E dunque?
«Gli unici interlocutori possibili sono europei o americani, con la conseguenza che l’Alitalia diventerà una compagnia regionale. È chiaro che le scelte saranno fatte da chi acquista. Questi non potrà tenere in vita un’azienda che non guadagna solo per far piacere ai sindacati».
Come vede l’Alitalia da qui a qualche anno?
«Acquisita e ridimensionata. Altrimenti tra un anno è di nuovo in stato fallimentare».
Fiumicino e Malpensa che futuro hanno?
«Questa faccenda degli hub, degli scali di smistamento di traffico, è superata. Ogni aeroporto ha una sua posizione competitiva e una sua logica. Conta l’offerta di orari, di prezzi, di convenienza: il trasporto si sta orientando sul punto-a-punto, che è più economico e più sicuro. Appena il traffico è sufficiente, una destinazione viene servita direttamente. Malpensa e Fiumicino devono trovare destinazioni congeniali e servirle con efficienza e costi bassi».
E di Giancarlo Cimoli che cosa pensa?
«Ho grande stima per lui, ma Warren Buffet diceva: “Quando un manager di buona reputazione va in un’azienda di cattiva reputazione, è quest’ultima che rimane”».