Uno, nessuno e giornalisti

Pino Maniaci, direttore di Telejato a Partinico (Palermo) è stato rinviato a giudizio per esercizio abusivo della professione giornalistica: non aveva il tesserino del caso, cioè. La sua tv «antimafia» è formalmente a posto e ha un direttore responsabile che si chiama Riccardo Orioles, ma fa niente. Non sto a valutare come Pino Maniaci faccia il giornalista, ma so che sicuramente lo fa. Però non lo è. Quanti invece lo sono, ma non lo fanno? Quanti fanno magari dignitosamente un altro mestiere? Quanti fanno intrattenimento? O cosiddetto infotainment? Quanti reggono solo un microfono? Quanti mezzibusti leggono solo testi altrui? Quanti incollano solo agenzie di stampa? O fanno gli autori? O compilano didascalie in riviste che sono dépliant pubblicitari? Quanti danno spazio solo a chi è anche inserzionista? Quanti segnalano solo chi gli ha regalato le scarpe, il profumo, la borsa, la giacca, il cellulare, la vacanza o l’auto scontata? Perché Striscia fa arrestare Wanna Marchi ma non è un programma giornalistico? Perché non lo è Le Iene? Perché altri contenitori invece sì? Perché non si cita quasi mai Dagospia anche se fornisce notizie con giorni di anticipo? Perché si dedicano paginate alle nomine dei giornalisti lottizzati e solo poche righe ai peones che si fanno il mazzo in zone di frontiera? Possibile, soprattutto, che il nuovo contratto giornalistico non dica una parola sui buoni pasto?