Uno, nessuno e i radicali

Forse non è chiaro, ma bipolarismo non significa appiattimento delle menti e uniformazione delle idee in una parte sola, non significa che in un polo debbano pensarla tutti allo stesso modo e nell’altro viceversa: e detto così pare ovvio, ma in Italia solo il ripeterlo pare eresia. Ciascun polo o partito è responsabile delle scelte che fa e dei programmi che propone, o meglio realizza: il resto è libertà, in qualche caso coscienza. I cattolici non sono più in un partito, sono dappertutto e da nessuna parte. Anche i radicali: chiedetelo a Benedetto Della Vedova o a Daniele Capezzone, saldamente ancorati al centrodestra. E garantisti e forcaioli, statalisti e liberisti, abortisti e antiabortisti, persino ambientalisti e scettici o menefreghisti: sono ovunque, trasversali come lo sono nei Democratici e Repubblicani statunitensi. L’importante, come detto, è presentarsi agli elettori con la faccia che si ha scelto, senza farsi condizionare dai censori professionisti. Deve essere direttamente un partito a decidere se vuol candidare un condannato, non Beppe Grillo che peraltro è condannato a sua volta. Deve essere una forza politica a decidere se limitare il numero di mandati dei propri parlamentari, non Antonio Di Pietro che peraltro di mandati ne ha accumulati quattro, con tre pensioni.