«Nessuno ha controllato quel protocollo finale»

«La cosa scandalosa di questa vicenda è che un essere umano sia stato fatto morire di fame e di sete in un Paese civile. Eluana percepiva i dolori e sicuramente ha sofferto molto a meno che l’abbiano sedata molto profondamente. Ma siccome non si dovevano utilizzare medicine, allora siamo di fronte a un caso di eutanasia mascherata». Giuliano Dolce, direttore scientifico dell’Istituto Sant’Anna di Crotone, coordina un centro di ricerca sullo stato vegetativo. Nella sua clinica sono passati circa 600 malati, alcuni si sono risvegliati, altri se li sono portati a casa i parenti, altri rimangono nella struttura. Come quella signora di 80 anni in stato vegetativo da undici. Dolce ha visto Eluana un anno fa e da allora ha seguito il caso e ora non digerisce la sua fine. «Sarebbe come se in Italia mettessero l’impiccagione per i pedofili o i mafiosi. La vita va salvaguardata, di chiunque sia e in qualsiasi stato si trovi».
Il neurologo solleva molti dubbi sulla morte della ragazza. E attende con ansia i risultati dell’autopsia, soprattutto l’esame tossicologico. «Ha resistito troppo poco e potrebbe essere stata l’effetto della sedazione a provocare problemi respiratori». Dolce adombra dubbi sul metodo adottato dall’équipe che ha seguito Eluana a Udine. «Nessuno ha visto i protocolli che hanno adottato. E nessuno ha esperienza nel far morire la gente di fame e di sete. Ci sono stati tre o quattro casi in tutta la letteratura mondiale. Ma Terry Schiavo ha resistito 15 giorni prima di spirare». Certo, la resistenza dipende dalle lesioni che il paziente ha nel cervello. Ma quali erano quelle di Eluana? «Bella domanda, nessuno lo sa. Questa sentenza è stata applicata senza avere un quadro clinico recente della ragazza. Nessuno ha fatto una tac, una perizia per accertare l’irreversibilità dello stato vegetativo. Gli ultimi esami risalgono a molti anni addietro». Il professore Dolce ricorda il 18 gennaio dell’anno scorso. «Andai a trovare Eluana e non mi avevano neppure detto che aveva ripreso ad avere un ciclo mestruale, dopo ben 15 anni, una cosa molto strana, mai successa da nessuna parte». Il neurologo ricorda un altro particolare importante. «Eluana deglutiva e i primi tempi veniva imboccata dalla madre. Poi hanno deciso di alimentarla con il sondino ma solo per comodità. Nessuno si è preoccupato di fare un esame radiologico che mettesse in evidenza la funzione della deglutizione». Un aspetto tecnico importantissimo. «I giudici non avrebbero mai permesso la sospensione dell’alimentazione se fosse stata naturale e non artificiale». E forse Eluana sarebbe ancora viva.