«Nessuno ha mai detto nulla per i veleni che ci soffocano»

Lo sfogo degli abitanti: «Da trent’anni le acciaierie inquinano la valle con diossina e pvc. Dov’erano quelli che oggi fanno le barricate contro il tunnel?»

Gabriele Villa

nostro inviato a Venaus (Torino)

Strane cose accadono in Val di Susa. Scendono in piazza migliaia di persone. Alzano le barricate contro l’Alta velocità ma per le «fabbriche dei veleni» niente. Non si muove un dito, non si sfila, né ci si barrica. Non un picchetto, né uno striscione. Eppure... Eppure le fabbriche dei veleni, tutte acciaierie, riempiono da 30 anni, i polmoni dei valsusini di diossina e pvc.
Non lo scopriamo noi del Giornale, lo ha certificato l’Arpa, (l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente). La stessa Arpa che ha invitato alla prudenza ed espresso forti dubbi sui rischi di contaminazione da amianto e uranio quando si cominceranno a scavare i tunnel Tav. Tiene la testa bassa Ugo, un ragazzotto dalle mani che sembrano due accette, quando ci racconta queste cose. È come se si vergognasse, lui per primo, di come le cose sono andate per alcuni dei suoi amici e dei suoi parenti. Parla sottovoce, dietro il gazebo della Pro loco di Venaus che è diventato il quartier generale, notte e giorno, della protesta contro le dannate ruspe di «Venauschwitz».
Parla sottovoce ma espone con lucidità il quadro clinico di una situazione ambientale terrificante, passata attraverso i polmoni e le coscienze di molti, troppi, con eccessiva disinvoltura. «Gli stessi molti e troppi - ammette Ugo - che oggi improvvisamente si sono accorti della Val di Susa». Le fabbriche dei veleni sono qui, in questi stessi luoghi dei falò e degli striscioni, delle barricate e dei tamburi no-Tav. Sono a Borgone, Villar Focchiardo, Bruzolo, tanto per citare qualche Comune. Prendete una cartina e misurate: un pugno di chilometri, due tornanti, cinque semafori. L’aria è aria, è la stessa aria. Le persone sono le stesse. Le paure dovrebbero essere le stesse. Da sempre. Eppure... «Se vedi l’elenco dei microinquinanti, certificato nei faldoni che l’Arpa ha messo insieme in questi anni con documenti, prove, analisi e certificati medici, scopri quanto è inquietante: diossine, idrocarburi policiclici e policlorobifenile. Tutte sostanze tumorali e mutagene. Eppure non abbiamo avuto il piacere di vedere un Agnoletto, o un Bertinotti, un Pecoraro Scanio. Non uno di questi signori che sia mai venuto da queste parti a urlare per il bene e la salute di tutti noi valsusini. Guarda che non ti sto dicendo scemate, i rapporti dell’Arpa li trovi in internet».
La ricostruzione di Ugo, in effetti, è piuttosto dettagliata: «Più o meno un anno fa, il 19 ottobre del 2004, a Bruzolo, siamo riusciti per la prima volta a ottenere la convocazione di un’assemblea pubblica per avere spiegazioni sull’inquinamento ambientale dei nostri territori. L’avevamo voluto, dopo che i sindaci di Bruzolo e San Didero, preoccupati delle emissioni diffuse da una acciaieria, avevano emanato delle ordinanze, sempre disattese, per costringerla ad adeguamenti strutturali. Ma l’allarme nasceva da uno studio dell’Arpa del Novembre del 2003 che era subito finito in Procura a Torino». Seguiamo il suggerimento di Ugo e citiamo testualmente dai rapporti Arpa pubblicati in internet in cui si rileva che «la presenza di diossine e pcb in concentrazione rilevante nelle polveri di abbattimento fa presupporre che il processo di fusione dia origine alla formazione di considerevoli quantitativi di tali inquinanti...». È il 16 settembre 2004 quando ai Comuni arriva una seconda relazione dell’Arpa sulla misurazione delle quantità dei microinquinanti organici rilevati con i primi campionamenti del 2003: la Val di Susa scopre che la situazione inquinamento è tragica. Per il pcb, in particolare, si parla di livelli superiori dalle 3 alle 10 volte, con punte di 47 a Borgone e di 56 a Villar Focchiardo. «In realtà il problema più grave - aggiunge Ugo - si può leggere in una relazione Asl del Maggio 2004, è quello dei pascoli: le diossine, ingerite dagli animali, si depositano nei loro grassi, negli organi filtro come il fegato e nel latte. Tanto che, pochi mesi fa, molti allevatori sono stati costretti a sospendere la loro attività». E adesso? «Aspettiamo di vedere come finirà l’inchiesta della Procura di Torino». Ma i sindacalisti della Fiom, venuti qui a gridare no-Tav, che hanno fatto? «Vedi, quell’azienda dà lavoro, mi pare, a 500 persone quindi non uno di quei sindacalisti ha urlato, magari anche solo per consigliare ai suoi colleghi di lavorare con la mascherina. Non uno». Già, strane cose accadono in Val Susa.