«Nessuno merita la fine orribile che fece mia sorella» Intervista a Bobby Schindler: «Si è disidratata lentamente Una crudeltà. Spero che il padre di Eluana cambi idea»

Sua sorella Terri è morta dopo trecentonove ore di agonia. Quasi tredici giorni. Senza cibo, senza acqua. In mondovisione. Ha sofferto sotto gli occhi di tutti, dal suo letto in una clinica della Florida. Bobby, suo fratello, era là, coi genitori Robert e Mary Schindler. Entrava in quella stanza del Woodside Hospice di Pinellas Park quando Michael Schiavo, il marito di Terri, glielo permetteva. Il 31 marzo 2005 il calvario è finito. E dopo la morte della sorella Bobby ha creato la Terri Schindler Schiavo Foundation: «Aiutiamo le famiglie a combattere per chi non può combattere da solo». Parla al telefono dalla Fondazione, a St. Petersburg, in Florida.
Che cosa ricorda di quei giorni, quando hanno staccato il sondino a sua sorella Terri?
«Si è disidratata lentamente. È stato orribile, impressionante. Nessuna persona dovrebbe essere sottoposta a un’esperienza così terribile. E soprattutto nessuna famiglia, nessun genitore dovrebbe mai vedere il proprio figlio morire così. I miei genitori non potranno mai dimenticare. È stata una crudeltà assoluta. Negli Stati Uniti se ti comporti così con un animale finisci in galera. Ma l’hanno fatto a una persona, a mia sorella. E l’unica cosa di cui aveva bisogno era essere accudita, con amore».
Ha sentito parlare di Eluana?
«Sì, certo. La Terri Foundation se n’è occupata, seguiamo il suo caso da vicino».
Che ne pensa?
«Sono molto triste per quello che sta succedendo. Il mio pensiero va al padre di Eluana. Capiamo la sua situazione, quanto è difficile. Ma con le persone come lei e mia sorella dobbiamo solo essere molto compassionevoli, accudirle: Eluana non sta morendo, ha solo bisogno di cure molto basilari, acqua e cibo. È impensabile togliere acqua e cibo a una persona».
Nel vostro caso era il marito di Terri a voler staccare la spina, lei e i suoi genitori eravate assolutamente contrari. Qui in Italia è il papà di Eluana a combattere per interrompere l’alimentazione. Come considera questa battaglia?
«Le persone come Eluana e Terri hanno bisogno di attenzioni, di cure. Ma non ci può essere alcuna giustificazione per far mancare cibo e acqua, nessuna. Agire così significa mandare un messaggio orribile su come trattiamo le persone con una disabilità. E poi bisogna dirlo chiaro: morire per disidratazione è una sofferenza inimmaginabile, tremenda. Nessuno vuol mostrare le foto delle persone che muoiono così, altrimenti l’opinione pubblica sarebbe indignata».
Per lei questo è uccidere una persona, senza ombra di dubbio?
«In qualunque modo si provi a descriverlo, l’acqua è l’unica cosa di cui abbiano bisogno. Ora, se togli acqua e cibo a una persona, come lo chiami?».
Qualcuno sostiene che chi si trova in questo stato non sia più una persona, ma un vegetale. Che cosa risponde?
«Chiamarli vegetali è offensivo. E poi quello che un individuo è in grado o meno di fare non può determinare il fatto che debba vivere o morire. Non parlo di Eluana o di Terri. Parlo di tutti noi, parlo di come trattiamo una persona malata: che cosa fai, la curi oppure cerchi qualsiasi scusa per ucciderla? Perché dire che può non fare questo o quello è soltanto una scusa. Negli Stati Uniti ogni giorno muoiono persone come Eluana: non vengono accettate».
Perché?
«Per ragioni economiche, perché sono persone scomode, perché è difficile comprendere la tragedia della malattia, della disabilità. Così decidiamo se una persona debba vivere o morire in base alla qualità della sua vita: ma questo non può essere il criterio, altrimenti dove ti fermi?».
La sua famiglia è religiosa?
«Sì, siamo cattolici. Prendiamo la fede molto seriamente. L’aspetto religioso conta, ma si può considerare anche come una battaglia per l’uguaglianza: siamo tutti uguali, visto che siamo uomini? E allora perché dobbiamo fare un’eccezione per i disabili? Il fatto che Eluana abbia una disabilità non diminuisce in alcun modo il suo valore come persona, la sua qualità di essere umano. La sua vita deve essere difesa».
Ha mai pensato di venire in Italia per Eluana?
«Sì, ci ho riflettuto a lungo. Vorrei venire, ma non so se serva a questo punto. Preghiamo per il papà, perché cambi idea».
Gli ha mai parlato?
«No, mai. Noi saremmo anche disposti a curare Eluana, ma so che non è questo il problema: molti si sono già offerti».
Che cosa direbbe al papà di Eluana?
«Capisco come possa sentirsi per la figlia, ma lei ha bisogno della nostra attenzione, del nostro amore. Non può decidere di farla morire. Non possiamo uccidere le persone che amiamo. Per la mia famiglia è stato tremendo vedere Terri in quelle condizioni per tanti anni, ma non abbiamo mai pensato di farla morire, nemmeno per un secondo».
C’è chi assicura che Eluana non soffrirà. Che dice?
«È una gigantesca bugia. Chiunque lo dica, mente. Lo dico per esperienza personale: mia sorella ha sofferto terribilmente, non si può nemmeno immaginare quello che ha passato. A nessuna famiglia dovrebbe toccare in sorte di vedere tutto quel dolore. È stata una morte orribile, terrificante. Non l’abbiamo immaginata, l’abbiamo vista coi nostri occhi. Per questo oggi prego, per Eluana e per il suo papà».