Nessuno sconto all’amante meridionale

In nome della loro risaputa «passionalità e focosità» non è, tuttavia, concesso agli amanti meridionali invocare la propria origine «caliente» e chiedere l'impunità per certi comportamenti un pò anomali e prepotenti, come l'essersi introdotti - di soppiatto, dal balcone - nella casa della donna amata che li ha respinti, e aver dato in escandescenza. Lo sottolinea la Cassazione (sentenza 30876). Con questa decisione la Suprema Corte ha dichiarato «inammissibile» il ricorso di Antonio M. - trapiantato a Genova ma meridionale di nascita, come Luisa B. che lo aveva lasciato dopo una tumultuosa relazione - accusato di violazione di domicilio, percosse e ingiurie. L'uomo aveva chiesto ai supremi giudici che, nel valutare le sue «gesta», fosse tenuta in considerazione la sua provenienza territoriale.
Antonio (56 anni), non si era reso conto che l'addio che gli aveva dato Luisa era definitivo e non si trattava del solito tira e molla che aveva caratterizzato la loro duratura e vivace love-story. Così era entrato in casa della donna, dalla finestra, addirittura scavalcando il balcone, e pensando di poter fare pace, come era già accaduto tante volte. Ma Luisa non gradì affatto l'intromissione rocambolesca e tanto meno gli insulti e i modi bruschi usati da Antonio quando - disperato - si rese conto che lei non ne voleva più sapere di tornare insieme a lui. Antonio venne denunciato e fu condannato sia in primo che in secondo grado, nel settembre 2004, dalla Corte di Appello di Genova. Invano - adesso - ha fatto ricorso in Cassazione chiedendo clemenza e, in sostanza, invocando l'applicazione di una attenuante non ancora introdotta nel nostro codice, quella geografica.
A supporto della necessità di valutare il comportamento del suo cliente diversamente da quello degli altri uomini italici, l'avvocato di Antonio ha fatto presente che «la tempestosa relazione tra i due focosi amanti, entrambi meridionali, fatta di litigi e di appassionate riconciliazioni, mal si presta alla schematica ricostruzione fattane dai giudici di merito». Ma gli «ermellini», laconici, hanno risposto che «il fatto che entrambi i protagonisti siano originari dell'Italia del sud non si vede come possa indurre ad una diversa valutazione della vicenda». L'incompreso Antonio è stato anche condannato a pagare 500 euro alla Cassa delle ammende per l'azzardo che ha compiuto nell'avanzare una simile strategia difensiva.