Nessuno sconto Basso fermato per due stagioni

La Disciplinare: «Non ha dato contributi fattivi». Ivan squalificato fino all’ottobre 2008, essendo già stato sospeso per 236 giorni «Continuerò ad allenarmi»

L’impressione che si ha è che non sia finita qui, la questione andrà avanti in altre aule, in altri tribunali. Intanto Ivan Basso porta a casa la sua squalifica: due anni meno i 236 giorni che in pratica ha già sostenuto. Non è una vittoria, ma è meglio di niente. Adesso bisognerà aspettare e vedere come la prenderà l’Unione ciclistica internazionale (Uci), il governo del ciclismo mondiale, molto attento alle vicende di Ullrich, Basso e Scarponi e molto più prudente e paziente nello scoperchiare definitivamente tutto l’«affaire Puerto».
Il Tour de France è alle porte, materdì prossimo l’Aso, l’ente che organizza la corsa francese, chiederà lumi sull’inchiesta e sui corridori coinvolti (ieri ad Aigle il presidente Pat McQuaid ha nuovamente ribadito che certe decisioni spettano alle squadre, che hanno un codice etico: «la scelta di schierare o meno i corridori sospetti spetta a loro»), ma intanto a pagare sono davvero pochi corridori: il vincitore del Giro 2006 è tra questi.
Ivan Basso tornerà a correre nel 2009. Ieri la commissione Disciplinare della federciclismo ha deciso di squalificare il varesino per 24 mesi, ma gli sono stati riconosciuti i giorni di stop forzato che l’ex corridore della Discovery Channel in pratica ha già sostenuto.
«Dalla squalifica che ha decorrenza da oggi – si legge nella sentenza - la Disciplinare ha detratto 236 giorni, risultati dalla somma di sospensioni imposte o accettate dall'atleta».
Basso era presente al momento della lettura della sentenza della Disciplinare, effettuata davanti ai cronisti a telecamere e microfoni spenti. La Disciplinare non ha considerato l'istituto della collaborazione perchè da parte di Basso «non c'è stato un contributo fattivo», si legge sempre nella sentenza. Il ciclista è stato punito «per essersi sottoposto a prelievi ematici senza prescrizioni mediche al fine di alterare le prestazioni sportive».
Ivan Basso ha assistito di persona alla lettura della sentenza e ha concesso solo un paio di battute ai cronisti presenti: «Accetto la sentenza, sapevo che la situazione non era facile. Ora continuerò ad allenarmi per tornare nel 2009. Il ricorso? È un discorso che spetta al mio avvocato».
Da parte sua, l’avvocato Massimo Martelli non si è voluto sbilanciare e non ha voluto rilasciare dichiarazioni. Ricorrerà al Tas (Tribunale arbitrale dello sport) di Losanna? Potrebbe, sicuramente sarà valutata anche questa ipotesi, ma molto dipenderà da quello che deciderà di fare l’Uci: ricorrerà a sua volta, o accetta la sentenza emessa ieri della Disciplinare della federciclismo?.
La giornata di Ivan Basso si è aperta ieri mattina attorno a mezzogiorno e venti, quando si è presentato negli uffici federali accompagnato dal suo legale. Il corridore varesino è stato ascoltato dalla Commissione disciplinare, presieduta da Vincenzo Ioffredi. L'udienza, a porte aperte, è durata un'ora e mezza.
«Non ho mai chiesto sconti e pietà, ho sbagliato e merito di pagare», ha detto il corridore varesino che era stato deferito lo scorso 25 maggio dalla Procura Antidoping del Coni, la quale aveva chiesto una squalifica di 21 mesi in seguito alle ammissioni di colpa nell’«Operacion Puerto»: «È vero, Fuentes lo conoscevo. Birillo sono io».
Basso ammette le proprie colpe: sta pagando e pagherà il suo debito con la giustizia. Altri suoi colleghi, e sono diversi, stanno correndo impuniti, in barba al «codice etico» e ad una giustizia giusta.