Nessuno stop al Terzo Valico, parola di Di Pietro

(...) Chiudendo gli uffici Tav di Genova, chiudendo i cantieri, magari anche «riempiendo» i fori pilota, chiudendo insomma l’intera partita, e utilizzando i 225 milioni di euro che la Finanziaria stanzia per le opere preliminari per altre infrastrutture, tipo la Milano-Verona. Ieri, più della smentita da parte del portavoce di Moretti, Federico Fabretti («La notizia è falsa e priva di ogni fondamento»), hanno potuto le risate che si son fatti il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro e il presidente della Regione Claudio Burlando. Perché, hanno fatto notare, possibile che a nessuno sia venuto in mente che non sono le Ferrovie, ma il parlamento e il Governo, a decidere le sorti del Paese?
D’accordo con loro, per una volta, il senatore di Forza Italia Luigi Grillo, che l’ha messa così: «Moretti è da dieci anni che rema contro il Terzo valico, e allora? Tappare i fori non è possibile, siamo seri. La chiusura degli uffici Tav poi è una stupidaggine. Quello che conta è che Di Pietro abbia confermato l’opera fra le priorità, e che, come mi risulta con certezza, entro Natale istituti di credito come San Paolo e Intesa e alcuni fra i maggiori imprenditori italiani presenteranno un piano finanziario per far partire alcune grandi opere, fra queste il Terzo Valico». Ieri al Giornale, Di Pietro ha confermato: «Il Terzo Valico è nell’elenco delle priorità che ho inviato alle commissioni parlamentari, e nessuno può prendere una decisione diversa, se non il Parlamento».
Per carità, non è che il ministro si dica pronto a fare la battaglia della vita su questo. Semplicemente, spiega, qui si tratta di rispettare la legge: «La legge obiettivo varata dal precedente Governo inserisce il Terzo Valico fra le opere prioritarie. Per toglierlo da quell’elenco quindi serve una nuova legge, che solo il Parlamento ha il potere di varare, naturalmente dopo averne discusso». Così, per dire, la metropolitana di Campobasso è stata eliminata, «ma sul Terzo Valico non c’è ancora stata alcuna discussione». Annota infatti il ministro che «è difficile decidere se farlo o non farlo, alla luce delle problematiche in Val di Susa e della necessità di collegare la realtà infrastrutturale italiana da Est a Ovest». Di certo: «Io ho reinserito il Terzo Valico fra le priorità perché ho riconfermato tutte le opere giudicate prioritarie dal precedente governo: le infrastrutture non hanno colore politico, e non è possibile fermarle ogni volta che cambia un governo». Non che ci siano grandi certezze, sia chiaro. Di Pietro resta lo stesso ministro che il 3 agosto scorso venne a Genova a dire che «il Terzo Valico non è una priorità perché non ci sono i soldi». E anche adesso ribadisce che all’appello per tutta l’Italia mancano 200 miliardi di euro, «e sia chiaro che a questi privati sempre disposti a finanziare le opere io crederò solo quando li vedrò, perché ai benefattori non credo». Aggiunge fra l’altro il ministro che a qualcosa si dovrà rinunciare: «Se una persona per vivere ha bisogno della pastasciutta e delle scarepe, se non ha i soldi è chiaro che rinuncia alle scarpe». Quale delle due sia il Terzo Valico, se la pastasciutta o le scarpe, il ministro non lo dice: «Fra la prima e l’ultima priorità ce ne sono altre cinquecentomila».
Di più, ieri Fabretti ha scandito: «Non è prevista alcuna chiusura per il Terzo Valico. Da tempo però sia Fs sia il ministro Di Pietro hanno evidenziato quali sono le priorità in questa fase: la prima è il completamento delle opere già avviate, la seconda è la realizzazione dei progetti nelle grandi aree metropolitane e la terza sono i grandi collegamenti europei, tra i quali il Genova-Rotterdam, con il Terzo Valico ferroviario Genova-Milano», il che rischia di far slittare a lungo i tempi e aumenta le incertezze.
Di certo però, non spetta a Fs decidere alcunché. «Le Ferrovie dovranno obbedire al Parlamento» chiarisce anche Burlando. Che segnala come un fattore positivo sia l’emendamento alla Finanziaria che il Governo si accinge a varare per sbloccare l’operazione Ispa (la Infrastrutture Spa varata dal governo Berlusconi che oggi non esiste più), restituendo al gruppo Fs i pedaggi che in quell’operazione erano stati congelati. Trattasi di 12-13 miliardi, che, ha spiegato ieri lo stesso Moretti, consentiranno il proseguimento di tutti i cantieri dell’alta velocità, in primis la conclusione della Torino-Napoli. Nessun cenno al Terzo Valico, «ma solo perché il nostro turno arriverà quando i cantieri già avviati saranno conclusi» chiarisce Burlando.
E così, ieri gli unici ad essersi agitati leggendo i due quotidiani genovesi sono stati Paolo Odone il presidente della Camera di Commercio di Genova e Arcangelo Merella l’assessore comunale al Traffico. Il primo ha immediatamente scritto un disperato appello al premier Romano Prodi invitandolo a scongiurare «che il consiglio di amministrazione di Tav deliberi la chiusura dei cunicoli esplorativi della galleria di valico» e avvertendolo che sarebbe «uno schiaffo alla città». Il secondo, socialista, ha detto che lui non si candiderà con una coalizione che non abbia come obiettivo il Terzo Valico. Rischiando di dover correre con il centrodestra.