"Nessuno tocca i colossi della rete"

Franco Gallo: «Sfuggono a ogni controllo, la web tax resta lettera morta»

«L'idea di base era diversa. Poi sono diventati tutta un'altra cosa». Franco Gallo, 80 anni, è considerato il padre degli studi di settore: tra i massimi esperti italiani di temi fiscali, ex presidente della Corte Costituzionale, è stato Ministro del governo Ciampi tra il 1993 e il 1994, quando, appunto, furono approvate i coefficienti sui redditi delle partite Iva.

Quando furono approvati non si chiamavano neppure così. Ma voi con i primi studi di settore che cosa volevate fare?

«Non certo creare un sistema di presunzioni applicate automaticamente. Certo l'obiettivo era la ricerca del reddito effettivo. Ma per riuscirci volevamo offrire piuttosto un riferimento agli uffici in sede di accertamento»

E poi che cosa è successo?

«È successo che l'amministrazione finanziaria li ha trasformati in strumenti che giustificavano di per sè l'attribuzione di un determinato reddito al contribuente. L'interpretazione poi via via demolita dalla Corte di Cassazione che ha bocciato le procedure di accertamento standardizzate».

E della riforma che sta per partire che cosa pensa?

«Sono assolutamente favorevole. Significa andare nella direzione giusta. Le stime non hanno più il ruolo di determinazione del reddito, ma sono un'arma per far emergere spontaneamente la reale base imponibile».

Studi di settore a parte la priorità del Fisco oggi quale deve essere?

«Ce ne sono almeno un paio. La prima è legata a un sempre migliore uso degli strumenti informatici. Oggi la massa di dati a disposizione è enorme e, volendo, la tracciabilità di quello che un operatore economico fa può essere assoluta Certo poi ci sono dei risvolti da Grande fratello. C'è modo e modo di fare gli accertamenti».

E la seconda?

«La seconda è quasi ovvia: abbassare il livello del prelievo. Realisticamente più di tanto non si può fare ma ci vuole una riduzione del carico sia per le famiglie sia per le imprese. Soprattutto il fisco deve smetterla di prendersela sempre con i soliti e sforzarsi di inseguire la ricchezza che non si riesce a tassare. Guardi la web tax: ogni anno miliardi di imponibile realizzati dai colossi della Rete riescono a sfuggire a ogni tipo di controllo».