Nessuno tocchi Di Natale

Non è sempre benaugurate il battesimo azzurro di Firenze. Chi ricorda la goleada rifilata sulla schiena della Germania nel marzo del 2006 da Lippi e i suoi cavalieri di Berlino, dimentica il precedente storico di Mondino Fabbri (Galles prima di naufragare in Inghilterra con la Corea) e qualche altra cocente illusione (Europei del ’96 ad esempio, Sacchi ct). Perciò è utile considerare un potenziale disguido il facile successo sul Belgio di venerdì sera: può ingigantire le aspettative e far precipitare le motivazioni. Se Borriello divora un gol già fatto, togliendo la palla dalla porta invece che lasciarla scivolare in fondo alla buca, se Cassano colleziona qualche randellata sulle caviglie senza mai catturare l’occhio del pubblico, se la presenza di Chiellini coincide con la finale distrazione difensiva, è forse un bene più che un danno alle azioni dell’Italia campione del mondo.
Il ct Donadoni deve maturare una scelta inedita e coraggiosa (Aquilani preferito al più maturo e stagionato Ambrosini) e valutare meglio il ballottaggio tutt’altro che scontato (Chiellini invece che Barzagli, preferito da Cannavaro, al centro della difesa) prima di accompagnare i suoi al debutto di lunedì 9 giugno contro l’Olanda di Marco Van Basten, a Berna. Nell’intervallo può considerare una speciale benedizione quei due sigilli di Totò Di Natale. Il napoletano, toscano di adozione, 30 compiuti, protagonista della qualificazione (decisivi i suoi spunti in Ucraina e l’assist di Glasgow), è una delle pedine fondamentali. Neanche la presenza, dietro le quinte, di Cassano e Del Piero riesce a condizionarlo. Come i veri cavalli di razza, invece di deprimersi (ogni riferimento a Gilardino è voluto) dinanzi alla concorrenza spietata, si esalta. Per offrire il meglio del proprio repertorio che è fatto di gol e di raffinato palleggio, oltre che di utile servizio alla collettività azzurra in fatto di marcamento, corsa, dribbling. Totò Di Natale è un monumento all’umiltà, alla voglia di diventare calciatore di rango a dispetto di altezza, dialetto parlato e club frequentato. Chissà se il guascone Borriello riuscirà a ricavarne qualche insegnamento.