«Nessuno vuol guidare le toghe, si rischia la galera»

L’esponente leghista: «Ogni iniziativa presa contro i magistrati espone a rappresaglie»

da Roma

Senatore Roberto Castelli, lei che è stato ministro della Giustizia per cinque anni, si è fatto un’idea del perché sia così difficile sciogliere il nodo di via Arenula?
«Da quello che ho letto sui giornali, sono stati in molti a declinare l’invito».
Secondo lei, perché?
«Basta guardare la fine che ha fatto Clemente Mastella... Dal ministero della Giustizia ci si confronta e ci si scontra quotidianamente con la magistratura che è uno dei poteri forti del nostro Paese e che non è abituata a fare sconti. Insomma, credo che sia un ministero che nessuno vuole perché è di non facile gestione».
Quando nel 2001 Bossi la chiamò per dirle che sarebbe diventato ministro della Giustizia aggiunse un piccolo corollario.
«Mi disse di stare attento perché sarei finito in galera. Era una metafora un po’ colorita per mettermi in guardia da quello che sarebbe successo di lì a poco. Non mi sembra che a Mastella sia andata diversamente».
I suoi «guai» quali furono?
«Intanto il record storico degli scioperi dei magistrati, ben quattro. Eppoi l’inchiesta sulle consulenze. I nomi in ballo erano il mio e quello dei miei due predecessori, Oliviero Diliberto e Piero Fassino. E seppure trattate da procure diverse, nonostante le consulenze contestate fossero della stessa natura e in un caso riguardassero la stessa persona perché le avevo ereditate da Fassino, l’unico per cui è arrivata la richiesta di autorizzazione a procedere al tribunale dei ministri è il sottoscritto. Poi il Senato, a larghissima maggioranza, ha accolto le mie ragioni».
Insomma, il suo rapporto con la magistratura non è stato facile.
«Il problema è che, sotto il profilo istituzionale, il Guardasigilli deve sì collaborare con la magistratura ma ne deve essere anche controparte. Può essere il caso di quando c’è da scrivere una legge che non piace oppure, l’esempio calza meglio, quando invia gli ispettori in qualche ufficio giudiziario. In questi casi sei sottoposto a critiche feroci, spesso a vere e proprie rappresaglie. Guardi cosa è accaduto dopo che Mastella ha inviato gli ispettori a De Magistris».
Da conoscitore del ramo, che consiglio darebbe a Berlusconi per risolvere il nodo Giustizia?
«Di scegliere una persona esperta, perché è un settore in cui servono interventi immediati. Il rischio, altrimenti, è quello di perdere molti mesi che non sarebbero più recuperabili».
Certo che detto da lei che arrivò a via Arenula da profano...
«Da profano tra virgolette. Il punto non è conoscere codici e codicilli. Non è importante essere un avvocato o un magistrato, quel che davvero conta è conoscere la macchina che è fatta di centomila dipendenti che ragionano e si muovono secondo regole immutabili».
Qual è secondo lei il primo punto all’ordine del giorno per il futuro ministro della Giustizia?
«Abbiamo promesso ai nostri elettori che saremo inflessibili su certezza della pena e carcere per i delinquenti pericolosi. Presto, dunque, ci sarà un aumento della popolazione carceraria che dovrà assolutamente essere gestita entro pochi mesi. Non si può perdere neanche un giorno».
Ma non è che si sta candidando lei a via Arenula?
«Assolutamente no. Parlo adesso proprio perché i giochi sono fatti e non c’è il rischio che qualcuno pensi che mi stia autocandidando».
Si è scritto che Berlusconi l’avrebbe vista di buon occhio ma che la Lega era interessata a altri dicasteri...
«Se è così non può che farmi piacere. Detto questo, è giusto che la Lega ragioni in termini politici complessivi».
Ma se le avessero proposto di tornare alla Giustizia avrebbe accettato?
«Se me l’avessero chiesto sì. Ma c’è stata una valutazione politica generale che ha portato a fare scelte diverse. E che è giusto prevalga su tutto il resto».
Della vicenda Calderoli che idea s’è fatto?
«La Lega ha fatto richieste chiare e confidiamo che siano esaudite. E anche sul ruolo di Calderoli ci sono state prese di posizione inequivocabili da parte di tutti sulla non ammissibilità di interferenze».