Nesta dice addio all’azzurro Ecco l’ultima spina del Ct

Il milanista assente per matrimonio contro Far Öer e Lituania sembra intenzionato a lasciare la nazionale

da Milano

Comincia oggi una settimana campale per il calcio azzurro. A Roberto Donadoni, il ct, tocca il compito di compilare l’elenco dei convocati in vista degli ultimi due appuntamenti della stagione, i viaggi della Nazionale alle Far Öer e in Lituania, valgono per il girone europeo. Sembrano una formalità e invece nascondono problemi e tormenti che riguardano la gestione del club Italia. L’emergenza è in attacco a causa della defezione, scontata, di Toni e Gilardino, entrambi messi ko da interventi chirurgici. Uno ha chiuso con Firenze e si prepara al trasloco in Baviera, l’altro ha deciso di guadagnare tempo con la pulizia del ginocchio per cominciare in gran forma la prossima stagione nel Milan. Donadoni non si è certo perso d’animo. Si è guardato intorno e ha deciso di rimediare puntando dritto su un paio di attaccanti, segnalati già dal campionato, nella Lazio e a Genova con la Samp. Si tratta di Tommaso Rocchi e di Quagliarella, già visto a Bari, contro il Galles nella precedente apparizione degli azzurri (2 sigilli di Toni).
La spina Nesta. I guai sono altrove. Alessandro Nesta è la spina nel fianco di Donadoni, l’ennesima verrebbe da dire, dopo aver raccontato per mesi il tormentone legato a «vengo, non vengo» di Totti. Ad Atene, ai margini della gran festa milanista, Nesta ha fatto sapere di essere fuori dai convocati della Nazionale. La giustificazione è perfetta: il 31 maggio amici e parenti del difensore sono convocati sulla costiera amalfitana per assistere al suo matrimonio, celebrato col rito civile, in forma privatissima (testimoni un fotografo e un funzionario del Milan) a Milano. Fin qui, niente di clamoroso. La complicazione è data dal fatto che Nesta ha fatto sapere che resterà lontano dal club Italia anche a settembre, quando ci sarà da affrontare a Roma la Francia di Henry. «Ho cercato di parlare con Donadoni» la frase registrata in Grecia, ai margini della finale di Champions. Il Ct ha confermato il colloquio, top secret l’esito. «Deve parlare Nesta» ha fatto sapere Donadoni. Ma si capisce al volo la sostanza: Nesta non vuole più saperne di azzurro. Per motivi fisici, probabilmente. Dell’argomento ne avrebbe parlato anche a Galliani all’atto di prolungare il suo contratto fino al 2011. Smentita la ricostruzione secondo cui, la rottura tra Nesta e Donadoni sarebbe maturata per colpa dell’esclusione dall’undici titolare contro l’Ucraina. «Non raccontiamo frottole» la secca dichiarazione di Donadoni.
Nomine federali. L’altro nodo da sciogliere è quello relativo alle nomine federali. Giancarlo Abete, con tradizionale metodo democristiano, ha rinviato ogni decisione. Domani martedì c’è un consiglio federale che deve occuparsi anche del dissidio legato all’inizio della prossima stagione. Su pressione di Petrucci, presidente del Coni, Abete ha provato a sbarrare la strada a Matarrese vice-presidente vicario. Ha proposto il seggio a Moratti, a Moroni, adesso ha puntato su Gussoni, il presidente degli arbitri. Di fatto il vertice della federcalcio (le elezioni avvennero il 2 aprile) è ancora da definire. Con qualche conseguenza per ora, sul piano organizzativo. Per esempio la vice-presidenza con delega per le squadre nazionali promessa a Demetrio Albertini, rappresentante dell’Aic, è stata congelata e di conseguenza non è stato ancora nominato il capodelegazione che dovrà scortare l’under 21 nel torneo di qualificazione olimpica in Olanda. Forse è il caso di decidere, in un senso o nell’altro, di riempire le caselle e dar corso all’attività, dedicarsi alla soluzione dei problemi che non mancano mai.
Blatter in sella. Giovedì 31 maggio è il giorno dedicato alla scontata rielezione di Joseph Blatter, monarca assoluto del calcio mondiale, in queste ore impegnato a dare assicurazioni sulla disputa del mondiale 2010 in Sudafrica. «Si farà» continua a garantire ignorando i ritardi organizzativi e non registrati. Chi si lamenta del mancato ricambio generazionale nel calcio di casa nostra, orienti la parabola su Zurigo.