Nesta: "Dimostrerò che non sono un ex"

Il difensore milanista a Miami: "Il 14 torno, mi rivedrete in campo. Adesso ho la certezza che guarirò e qualcuno dovrà ricredersi. So benissimo cosa si dice di me in Italia. E ho preso nota"

Miami - Impossibile non riconoscerlo anche se da queste parti passa inosservato. I capelli nero corvino di Alessandro Nesta spuntano all'improvviso dietro il parasole di un Porsche Carrera col tettuccio ripiegato e incorniciano il viso zero abbronzato del milanista. Si capisce al volo che non viene dalla spiaggia e non ha l'aria vacanziera. Polo chiara, pantaloni a quadri molto americani, sul sedile di dietro la sacca da palestra. «Sandro, Sandro»: basta chiamarlo due volte, in un sabato pomeriggio sull’Ocean Drive, a Miami, che è come il lungomare di Rimini a Ferragosto, per vederlo accostare davanti al Marriott, zona South Beach, la zona della sua residenza e spegnere il motore. «Come va Nesta?». L'interrogativo più banale e scontato del mondo mette in moto un ragazzo mai sentito così ciarliero, anzi mai visto così avvelenato con i giornali italiani (tanto per cambiare), che lo danno per morto, finito, carriera luminosa al capolinea, e magari anche, sotto sotto, con lo staff medico del Milan che lo considera quasi un ex.

Dall'Italia rimbalzano fino a Miami i resoconti sui piani tecnici del club berlusconiano: già prenotato il suo successore, il brasiliano Thiago Silva, giovanissimo e raccomandato da Kakà, cercato per il prossimo calcio-mercato da utilizzare nei mesi che verranno un difensore alla Kaladze (un po' terzino, un po' centrale per capirsi) che ripari alla grande assenza del fuoriclasse romano, classe ’77, «un top mondo» come lo definisce Adriano Galliani con malinconia, quasi un rimpianto per la gravissima perdita patita dal Milan e dalla sua difesa rimasta in balia altrui. «Torno, torno. E torno per giocare», risponde deciso, quasi tignoso, ha una voglia matta di gridare al mondo intero, oltre che agli amici, ad Ancelotti stesso e al calcio italiano il suo sfrenato ottimismo. «Torno in Italia il 14 gennaio e dal giorno dopo sono a Milanello per la preparazione fisica», il dettaglio della notizia passata al vecchio cronista incrociato per caso sulla strada. Stava tornando in palestra dopo la frugale colazione in famiglia...

Cosa è successo in questi giorni, a Miami: un miracolo?
«So tutto, io vi seguo da qui e conosco perfettamente quello che scrivete. So che pronosticate il peggio, so che date per scontato il mio mancato recupero fisico. C'è stato anche chi ha pubblicato il mio indirizzo privato, di Miami, e non è stata una trovata geniale. Cosa c'entra la mia famiglia con le vicende della mia schiena?».

Ricominciamo da capo, Nesta: cosa ha avuto di preciso, si è parlato di protusione discale, per intendersi lo stesso infortunio toccato a Buffon, rimasto fermo molte settimane con la Juve...
«Non proprio. A me è andata persino peggio. Nel senso che è spuntata l'ernia, complicata da un successivo slittamento di un disco. Mi sono fermato, ho ripreso da zero la preparazione fisica e sono andato a Tirana per quel provino che è rimasta l'unica apparizione della stagione. In effetti avevo recuperato, ho giocato in Albania e sembrava tutto andare per il verso giusto, ma dieci giorni dopo è spuntato fuori un altro problema. L'ernia faceva pressione sul nervo sciatico e mi procurava dolore, oltre che impedirmi qualsiasi tipo di allenamento».

E allora da dove spunta all'improvviso tutto questo ottimismo?
«Dal fatto che sono reduce da una risonanza magnetica effettuata a Miami che ha evidenziato una vistosa regressione dell'ernia. Questo significa che il lavoro eseguito fin qui ha funzionato».

A chi si è rivolto?
«A una clinica specializzata per la cura e la riabilitazione della schiena. L'altra volta venni a fare sempre negli Usa la rieducazione della spalla infortunata e l'effetto fu prodigioso: tornai all'inizio del 2007 prima della Champions league e arrivammo fino ad Atene con i risultati che tutti conoscono a memoria. Ora ho cambiato indirizzo, mi sono rivolto a degli specialisti della schiena e sono sulla strada giusta per una guarigione effettiva e definitiva».

Era stato lei Nesta, prima di lasciare Milano, a fare professione di pessimismo. Aveva detto: se non guarisco, l'unica strada è l'intervento chirurgico...
«In queste settimane ho lavorato sodo: due sedute al giorno, una al mattino, l'altra al pomeriggio, ho saltato l'appuntamento di Dubai proprio per questo motivo. Torno e torno per giocare, non certo per dare l'addio al calcio e alla mia carriera».
Se lo dice lui, forse è il caso di prepararsi.