Nestore

Era vescovo di Magydos in Panfilia al tempo dell’imperatore Decio, che regnò dal 248 al 251. Decio obbligò tutti i sudditi al sacrificio alle divinità di Stato. Forse non aveva intenzione di scatenare una vera e propria persecuzione anticristiana, magari cercava di risolvere in quel modo un momento di particolare difficoltà politica, ma la persecuzione fu quel che di fatto cagionò. Tutti dovevano dimostrare di aver ottemperato all’editto tramite la presentazione di un certificato attestante l’adempiuto sacrificio. Pena, al solito, la morte. Anche in quella circostanza ci furono non pochi che non sopportarono l’idea del martirio e cedettero (i cosiddetti lapsi, cioè “caduti”). In Panfilia le cose andarono parecchio peggio che altrove per via della presenza di un funzionario particolarmente zelante, Pollio, governatore in carriera e desideroso di mostrarsi più realista del re. Nestore, personalità stimatissima in città, anche dai pagani, mise in salvo sulle montagne quanti più cristiani potè. Quanto a lui, rimase ad attendere. Infatti, venne arrestato e condotto davanti a Pollio. Quando entrò nell’aula, tutti per rispetto si alzarono in piedi e, addirittura, fecero a gara per offrirgli il seggio. Pollio, ambizioso, sì, ma non sprovveduto, cercò di non dispiacere i locali trattando Nestore con riguardo. Ma ogni blandizia per indurlo al sacrificio idolatrico fu vana. Nestore venne dunque torturato con gli uncini di ferro. Richiesto per l’ultima volta di compiere quanto prescritto, disse che per lui Cristo era più importante. Allora Pollio lo accontentò facendolo crocifiggere.