Il nettare delle api richiede equilibrio

«Il sapore di un cibo, quasi sempre, scopre le qualità di un vino e le esalta. A loro volta le qualità di un vino completano il piacere di un cibo e lo spiritualizzano». Così scriveva Luigi Veronelli nel suo Bere Giusto (Rizzoli, 1974), tuttora prezioso. Peccato però non vi sia traccia di piatti conditi con miele. Trent’anni dopo, anche Sandro Sangiorgi evita l’argomento nel suo interessante Matrimoni tra Cibo e Vino, Porthos edizioni. Dunque come fare? Innanzitutto meglio allontanare i vini più estremi: i rossi più tannici e vigorosi, i bianchi più acidi e nervosi (rischio di contrasti violenti) e i vini dolci più sciropposi (altrimenti si fa tutto stucchevole). Tra i bianchi, la tenue pienezza del Pinot Bianco altoatesino potrebbe funzionare, in particolare su antipasti incisivi ma non succulenti: da preferire il 2008 di Termeno e il Klaser di Niklaserhof della stessa annata. Tra i rossi, lo Schioppettino dei Colli Orientali del Friuli è una sciccheria da provare: le squisite selezioni di Ronchi di Cialla (2004 e ’05), Scarbolo e Vigna Traverso (2006 e ’07) accompagneranno molti primi piatti e alcune carni (d’agnello, in particolare). Per il dessert, il Vino Santo Trentino 2003 di Giovanni Poli, grasso ma mai troppo zuccherino, è un fuoriclasse che col miele si trova sempre a suo agio.