Nettuno, ultimo assalto allo scudetto

I due incontri di gara 3 di sabato sera sono stati puri esercizi: così, tanto per divertirsi tra amici. Sì, perché la Danesi Nettuno di Ruggero Bagialemani era già in finale dopo la vittoria di venerdì con Bologna. E ad attendere i laziali in finale ci sarà San Marino. Una sfida a sorpresa, se si pensa che la superfavorita Unipol Bologna ha mantenuto per tutta la regular season la testa della classifica. Ma che ha pure il sapore della rivincita, visto che l’altra grande esclusa, Grosseto, l’anno scorso aveva conteso il titolo (strappandoglielo) proprio a Nettuno.
Si parte venerdì 29 allo Stenio Borghese per la prima delle sette gare: poi si va avanti sabato 30 ancora a Nettuno, quindi l’1, 2 e 3 settembre a San Marino e le eventuali gara 6 e 7 il 5 e 6 settembre di nuovo a Nettuno. «Nettuno-San Marino è sicuramente una finale atipica - dice coach Bagialemani - vista la regular season disputata da Bologna. Ma i titani sono squadra forte: già l’avevo dichiarato l’anno scorso dopo che avevano disputato un girone di ritorno di altissimo livello non raggiungendo i play-off per un soffio. Dunque una compagine tutt’altro che da sottovalutare».
Ma la matematica non è un’opinione: e c’è quella costante di 2-1 a favore di Nettuno (2 gare a 1 vinte dalla Danesi nel girone di andata, in quello di ritorno e pure nei play-off, ndr). «Vero - aggiunge Ruggero Bagialemani - ma la finale scudetto è un po’ come i play-off, costituisce un discorso a sé, sganciato anche dalla regular season. L’eliminazione dell’Unipol credo ne sia un’ampia dimostrazione. Anche se avremo nelle prime due gare a nostro favore il fattore campo, dovremo essere guardinghi: le partite si vincono sul diamante e non solo col calore del nostro stupendo pubblico. Abbiamo disputato dei playoff di alto profilo, vincendo sei gare su nove. Ma non dimentichiamo che è lo stesso risultato ottenuto da loro». Ma di certo quelle sei gare su nove (tra regular season e play-off) messe in carniere da Nettuno contro i «titani» dovrebbero essere di buon auspicio affinché lo scudetto del baseball ritorni, dopo sette anni, in terra laziale.