Il network di Sisvel per valorizzare e difendere i brevetti

Tutelare e valorizzare economicamente i brevetti. È il core business di Sisvel (Società per lo sviluppo dell’elettronica), nata nel 1982 a None (Torino), come spin-off di Indesit Elettronica, su iniziativa di Roberto Dini, che ricopriva già presso Indesit il ruolo di capo dell’ufficio brevetti. La mission di Sisvel è quella di far rispettare la proprietà dei brevetti, facendone pagare le royalty in caso di utilizzo da parte di terzi. Sisvel non sempre acquisisce il brevetto in sé, ma il diritto di concedere le licenze a chi ne faccia richiesta e condivide con le aziende proprietarie i guadagni derivanti dal pagamento dei diritti. Le prime acquisizioni che Sisvel ha effettuato sono state date in licenza a quasi tutti i produttori di elettronica di consumo. È il caso dell’«on-screen display», la tecnologia che consente di visualizzare sullo schermo dei televisori la regolazione del volume. E ancora, l’Atss (Automatic tuning and sorting system), la piattaforma che consente, all’atto dell’installazione del televisore, la programmazione automatica dei canali televisivi nell’ordine più comodo per l’utilizzatore (Rai 1 sul tasto 1, Rai Due sul 2, ecc).
In questi anni Sisvel si è guadagnata una reputazione tale da ampliare a macchia d’olio il network di clienti e partner licenziatari. In particolare, negli ultimi anni si sono rivolti a Sisvel le aziende che hanno ideato la tecnologia Mpeg Audio. È infatti dal 1999 che France Telecom, Télèdiffusion de France, Philips, e Irt (centro di ricerca nel settore della televisione con sede a Monaco di Baviera), hanno scelto di affidarle la tutela dei brevetti sulla compressione Mpeg Audio (che include la tecnologia Mp3). È proprio questo il comparto di punta di Sisvel, infatti circa il 90 per cento del fatturato proviene dalle licenze per i brevetti Mp3. Purtroppo, come tutti i brevetti, anche questo scade dopo 20 anni dalla sua registrazione. Occorre quindi cercare un nuovo business da esplorare e Sisvel sta già monitorando attentamente il mercato alla ricerca di innovazioni da acquistare. Molto promettente potrebbe essere quello della telefonia mobile, specialmente in nuovi mercati in rapida crescita come la Cina. Dopo Hong Kong, infatti, Sisvel sta già pianificando l’apertura di un nuovo ufficio a Pechino. Ha anche organizzato a fine ottobre, in collaborazione con Leonardo Chiariglione, padre della tecnologia Mpeg, una conferenza Europa-Cina sulla Proprietà industriale che si è tenuta a Shangai, con lo scopo di lanciare un nuovo approccio all’attività di licensing, che va vista come una formula nuova per soddisfare le esigenze, economiche e non, sia dei detentori dei brevetti sia di chi paga una royalty per utilizzarli.
Oggi Sisvel è la capofila di un gruppo che ha società controllate in Italia (Edico a Roma, anche titolare di brevetti), negli Stati Uniti (Audio Mpeg alle porte di Washington), in Cina (Sisvel Hong Kong) e uffici di rappresentanza in Germania e Giappone. «Per noi è fondamentale essere presenti direttamente sul territorio - spiega Giustino de Sanctis, ceo della sussidiaria statunitense Audio Mpeg - perché solo così possiamo conoscere il tessuto sociale, un aspetto ancor più importante rispetto a quello legale. Infatti per questo ci appoggiamo a studi legali del luogo. Anche se le leggi di proprietà intellettuale sono simili più o meno in tutto il mondo, è poi l’applicabilità delle stesse a essere diversa e dipende proprio dal tessuto sociale. Anche certi tipi di informazioni non sono sempre reperibili secondo le vie istituzionali, ma si scambiano per vie informali, sul posto. La nostra presenza senza intermediari ci consente di avere accesso a questo sistema di scambio e di instaurare un contatto diretto con le società che usano i brevetti».
Dal 2005 Sisvel ha inoltre ottenuto la licenza esclusiva per la tutela e la valorizzazione di un pacchetto brevetti del Centro Ricerche Fiat. Sisvel conta su uno staff giovane di circa 50 collaboratori al di sotto dei 40 anni, guidato, dall’amministratore delegato Paolo D’Amato, noto per aver introdotto il Televideo in Rai. Un team ristretto che si avvale della collaborazione di laboratori di ricerca e università, un modello organizzativo efficiente che le ha fatto chiudere il 2005 con un fatturato di 90 milioni, poco meno del doppio rispetto al 2004.