Neurologia: al San Raffaele nuovi laboratori sperimentali

Si è accesa una speranza per le persone che soffrono di malattie neurologiche gravi. Sotto la neve, ieri pomeriggio, Don Luigi Verzè ha inaugurato il nuovo spazio dell'Istituto di Neurologia Sperimentale (Inspe) che ospiterà mille e 200 metri quadri di laboratori interamente dedicati alla ricerca di base e alla ricerca clinica per la terapia di quelle gravi malattie neurologiche oggi considerate incurabili. Sclerosi multipla, ictus, traumi spinali e neuropatie periferiche: da ieri, all'interno di uno dei maggiori istituti di ricerca interamente dedicati alle neuroscienze in Europa, queste malattie verranno studiate con l'obiettivo di sviluppare terapie capaci di arginarle. In particolare, l'attenzione degli studiosi sarà focalizzata sulle terapie con le cellule staminali, quelle geniche, le terapie innovative in ambito sia preventivo che curativo e ancora, quelle neuro protettive. È basato sulla medicina traslazionale l'approccio dell'Inspe, e ciò significa che si punta al rapido trasferimento dei risultati della ricerca di base in terapie da impiegare subito in ambito clinico grazie alla strettissima interazione con il San Raffaele. Rapporto diretto con l'ospedale milanese quindi, ma non solo: l'Inspe infatti può già contare su una rete di collaborazioni scientifiche internazionali con istituti di ricerca europei, nord americani e australiani. Tra i più importanti, il Queen Square di Londra, L'Hospital de la Salpetriére di Parigi e le università di Barcellona e Cambridge. «Il nuovo centro si distingue a livello internazionale sia per numero di persone dedicate, oltre 100 tra medici e ricercatori, sia per dimensione dei laboratori - spiega Giancarlo Comi, professore di Neurologia all'Università Vita-Salute San Raffaele e direttore del Dipartimento di Neurologia dell'Istituto Scientifico Universitario San Raffaele e dell'Inspe -. Ma anche l'approccio alla ricerca è particolare: attraverso la medicina traslazionale, infatti, cerchiamo di trasferire più rapidamente le conquiste della ricerca di base al letto del malato».