La neve che non c’è manda in bianco il turismo invernale

Alberghi e ristoranti puntano sulla cucina e l’ospitalità per restare aperti nelle località ormai dimenticate dagli sciatori

La neve se ne frega. Soprattutto qui in Liguria, una regione che, per ovvi e giustificati motivi, ha sempre fatto l'occhiolino a spiaggia e mare, piuttosto che a skilift e cocuzzoli della montagna. E così succede che nell'inverno meno invernale che la storia recente ricordi, con temperature degne di un mite autunno e mimose che fioriscono a Capodanno sotto gli occhi allibiti degli agricoltori, dalle nostre parti non ci sia proprio posto per il «candido manto», i «leggiadri fiocchi» e mercanzia simile.
Non nevica, nemmeno per scherzo. Sono passate le vacanze di Natale e non si è ancora visto un fiocco. E non parliamo della città di Genova, che negli ultimi due anni è stata investita da altrettante nevicate, suggestive ma del tutto eccezionali. È nell'entroterra che l'assenza di una bella spruzzata di bianco crea qualche problema, soprattutto perché in qualche località ci sarebbe anche il modo di sfruttarla questa benedetta neve. Se solo si facesse vedere.
Le località sciistiche liguri si contano sulle dita di una mano: sarebbero cinque, ma a dire il vero in una di queste - Albarola, nel comune di Sassello - da qualche anno ha chiuso i battenti l'unico impianto di risalita, mentre un'altra, Monesi di Triora (Imperia), ha visto ridursi nel tempo le proprie seggiovie da cinque a due. Rimangono in discreta salute Colla Melosa, sempre nell'Imperiese, Santo Stefano d'Aveto in provincia di Genova e Zum Zeri, che si trova sì in provincia di Massa Carrara, ma che è di fatto una vera enclave ligure. Forse, però, è meglio usare il condizionale: queste tre località rimarrebbero in buona salute, se non sussistesse il piccolo problema di cui si parlava poc'anzi. Di neve, quest'anno, nemmeno l'ombra.
E allora?
«E allora niente, tutto chiuso», si rammarica Tony, il simpatico responsabile alberghiero del Passo dei Due Santi di Zum Zeri. «Rimangono aperti alberghi e ristoranti, perché la nostra cucina ha una buona reputazione, e comunque una passeggiata in un luogo suggestivo e incontaminato come il nostro vale la pena. Ma - ammette - senza neve e senza sci cade il motivo principale di turismo».
Neve artificiale, sparata coi cannoni: non potrebbe essere una soluzione?
«Certo, se soltanto la temperatura non fosse così alta: abbiamo provato, ma di giorno si scioglie pure la neve finta».
Al di là del fatto che la temperatura elevata e l'aria di mare rendono impossibile questa soluzione, c'è anche chi si è messo il cuore in pace perché i cannoni sparaneve non li ha proprio. Alla pista di fondo di Colla Melosa - nell'Imperiese, millecinquecento metri di altitudine - è stato applicato il cartello «chiuso» appena viste le prime previsioni del tempo: in mancanza di aiuti artificiali, bisogna attendere pazientemente che la natura esaurisca le sue bizze. Analoga situazione in un altro circuito per lo sci nordico, quello comunale di Santo Stefano d'Aveto, dove i gestori stanno fermi aspettando tempi migliori.
Ma arriveranno?
«Io ne sono certo: il giorno di sant'Antonio porterà la neve». Il sindaco Cristoforo Campomenosi si affida alla saggezza popolare: «Santa Bibiana, 40 giorni e una settimana. Vuol dire che il tempo caldo del 2 dicembre, giorno in cui si festeggia quella santa, continuerà fino a metà gennaio, poi cambierà. E allora l'inverno ce la farà pagare con gli interessi». Anche se c'è da ammettere che, ormai perdute le vacanze natalizie, la stagione è quasi certamente compromessa: «Al massimo possiamo rifarci coi fine settimana, ma sarà meglio di niente», spiega amareggiato il primo cittadino.
Anche in Lunigiana non resta che affidarsi alle previsioni degli anziani, visto che quelle scientifiche hanno fatto cilecca. Da Zum Zeri è sempre Tony a raccontare, un po' sprezzante, che «avevano assicurato neve a partire da metà dicembre, giusto in tempo per le vacanze. Sappiamo com'è andata». Ora i contadini di lassù assicurano che i fiocchi cadranno nel prossimo fine settimana, ma Tony non ha l'aria di uno che ci crede molto: «Tanto il 50 per cento della stagione ormai è andato». Ci si potrà consolare con un bell'agnello nella tipica ricetta di Zeri. Un piatto sostanzioso, tutto da gustare nel periodo invernale, al caldo del caminetto o della stufa. Peccato solo per il paesaggio fuori dalla finestra: bello, per carità, ma troppo, troppo autunnale.