Neve di cotone e satira feroce: la commedia che deride l’Italia

Carlo Vanzina ripercorre la storia dei film natalizi: nel 1983 temevamo il flop e invece sbaragliammo Sordi e Celentano. Negli ultimi anni, con l'abbandono della volgarità, c'è stato un ritorno alle origini

Roma - Il cinepanettone compie 25 anni e finisce, insieme a neologismi come tronista e gossipparo, sullo Zingarelli. Un’invenzione squisitamente italiana, che resiste all’usura del tempo. Lo provano i 23 milioni di euro raggiunti ieri da Natale a Rio. Inutile quindi, in questo clima di celebrazioni, precisare che dal 1983 a oggi i film doc della serie sono 23. Negli anni la formula è andata modificandosi, insieme al variare delle ambientazioni e all’avvicendarsi dei comici. Ma è indubbio che la fortuna del genere riposa su due punti fermi: 1) i fratelli Vanzina, che firmarono il primo episodio della fortunata serie, Vacanze di Natale; 2) Christian De Sica, via via divenuto star dell’operazione, con o senza Boldi.

Chiami Carlo Vanzina al telefono e lo trovi proprio nella casa di Cortina. La cittadina è cambiata da quel 1983. Ad esempio non c’è più l'albergo Italia, che ospitò la troupe. A qualche centinaia di metri, nel prestigioso hotel Posta, dimoravano Michelle Pfeiffer e Matthew Broderick, protagonisti del kolossal Ladyhawke. «Noi non potevamo permettercelo», sorride Vanzina. «Di giorno si girava al Cristallo, tenuto aperto per le riprese, poi si tornava al nostro albergo. Faceva caldo, era settembre, gli effetti digitali non esistevano. Così, per ricreare la neve, usammo una specie di schiuma, terrificante. Per i campi lunghi ci si inventò una soluzione squisitamente all’italiana. Lenzuola: tante, prese nelle camere e distese sui campi verdi per renderli bianchi. Quanto alla neve sui davanzali, be’, era cotone idrofilo. Saccheggiammo le farmacie».

Tutto era nato qualche mese prima, dopo il successo di Sapore di mare. Aurelio De Laurentiis, visto il film, aveva proposto ai Vanzina una variazione sul tema: niente anni Sessanta, cornice invernale, il ritratto anche abrasivo di una certa alta borghesia di stanza a Cortina. L’idea era di aggiornare il modello di Vacanze d'inverno, un classico della Filmauro. Ricorda Vanzina: «Aurelio confermò Jerry Calà, Christian De Sica, Karina Huff e Guido Nicheli. Noi aggiungemmo Stefania Sandrelli, Mario Brega, Riccardo Garrone, Rossella Como, Antonella Interlenghi. Più Claudio Amendola: una new entry perfetta. Aveva appena girato Lontano da dove di Stefania Casini: possedeva le physique du rôle per fare il figlio del macellaio bello e piacione. All’inizio veniva concupito dalla Interlenghi, ma finiva con la Huff, mollata da Christian, che si rivelava bisex e attratto dal maestro di sci».

Introdotto da una canzone allora in voga, Moonlight Shadow di Mike Oldfield, che ben si intonava alle immagini di repertorio sui titoli di testa, il film uscì il 21 dicembre 1983 e fu subito un successo. E pensare che De Laurentiis all’inizio era perplesso. «Temeva che non facesse ridere. In effetti la comicità scaturiva più dal linguaggio che dalle situazioni, dal ritratto anche feroce dell’oggi di allora, di quella borghesia arricchita e un po’ cafona che noi conoscevamo bene», spiega Carlo Vanzina. Vacanze di Natale si ritrovò a sfidare Il tassinaro di Sordi e Segni particolari: bellissimo di Celentano. Li superò di slancio, incassando 10 miliardi di lire. Un’enormità col biglietto a 3.000 lire. Fu anche una boccata d’ossigeno per i due infaticabili fratelli, poi detti «Vacanzina». A settembre era uscito Il ras del quartiere con Diego Abatantuono: un disastro. E non troppo meglio era andato, a fine ottobre, Mystère con Carole Bouquet. Invece Vacanze di Natale fece il pieno, intercettando i gusti del pubblico giovane.

«Non era volgare, a tratti anche sentimentale, faceva ridere. Insomma toccava corde che via via si sono perse, anche per colpa nostra», ammette Vanzina. Dopo quel 1983 arrivarono Vacanze in America, Yuppies 2 (di Enrico Oldoini), Montecarlo Gran Casinò, Vacanze di Natale 90 e altri ancora. La svolta vera, degli incassi, arrivò nel 1994, con SPQR, più farsesco e colorito, pure parecchio greve. Risultato: 33 miliardi di lire, quasi il triplo dei precedenti. «Piaceva ai ragazzini. Ma dopo un po’ ci siamo stancati di quella formula. Sentivamo il rischio di un certo imbarbarimento, troppe battutacce e volgarità. Aurelio ha spinto ancora un po’ su quel registro, poi s'è accorto che bisognava smettere». Infatti il cinepanettone, negli ultimi anni, ha preso il formato del film da famiglia. Più commedia, qualche gag slapstick, meno parolacce.
E tuttavia si rimpiange un po’ il modello originale. Il maestro di sci gay che ripete agli allievi: «Peso a valle e sci a monte avanzato». L'impagabile «cumenda» Guido Nicheli che si vanta di guidare veloce: «Alboreto is nothing!». Soprattutto il cinico Riccardo Garrone, estenuato da moglie e figli, che sigla così il senso della storia: «Anche ’sto Natale ce lo semo tolti dalle palle». Già.