New Orleans adesso parla romano

Da oggi al 5 agosto in scena Minnie Minoprio, Emanuele Urso, le Boop Sisters e Lino Patruno

New Orleans, Italia. Torna alla Casa del Jazz il «Roman classic jazz festival", dedicato al jazz più tradizionale, quello che si ascolta nell'affascinante città della Louisiana. Curata da Lino Patruno, stasera prende il via la terza edizione della rassegna. Il programma, di cinque giorni, riunisce alcuni tra i più interessanti gruppi attivi sulla scena nazionale. Grande apertura con Minnie Minoprio che, accompagnata dai Classic Jazz Messengers di Ettore Zeppegno, presenterà una rivisitazione in chiave jazz delle grandi canzoni americane. L’artista londinese, arrivata a Roma giovanissima, a metà degli anni '60 ha avviato una collaborazione con i jazzisti romani che ancora oggi continua. Da un paio d’anni ha aperto un locale, il Cotton Club, a corso Trieste. Domani sarà la volta di Emanuele Urso e del suo Swing Sextet. Giovane fenomeno della batteria, strumento che suona con uno stile spettacolare, Urso affronta con il suo affiatato sestetto un repertorio che si rifà allo stile di Benny Goodman. Grande appassionato di swing, affianca alle abilità percussive quelle di raffinato clarinettista, occupandosi anche di arrangiamenti e direzione d’orchestra. Il tutto ad appena 25 anni. Domenica saranno sul palco le «Boop! Sisters», eccellente trio vocale che ha reinventato il repertorio delle Boswell Sisters, tre sorelle americane pioniere del jazz vocale negli anni ’30. Giò Giò Rapattoni, Alessya Piermarini e Lily Lutuheru sono accompagnate dal quartetto composto da Silvia Manco (pianoforte), Davide Vaccari (chitarra e arrangiamento di buona parte dei brani), Guido Giacomini (contrabbasso) e Carlo Battisti (batteria). Nel loro secondo album, Bibidi Bobidi Boop!, figurano vari ospiti del mondo della musica: tra gli altri, Renzo Arbore, Luca Velotti, Fabiano «Red» Pellini e Michael Supnick. Lunedi 4 spazio al curatore della rassegna, il grande Lino Patruno. Il suo «Jazz Show», con ospite il cantante inglese Clive Riche, presenterà una vasta panoramica dei classici del jazz tradizionale. Tra le mille esperienze artistiche di Patruno, impossibile trascurare quella con I Gufi, primo esempio di cabaret ispirato alla scuola francese. Cinque anni di spettacoli in giro per l’Italia tra il 1964 e il 1969, con Roberto Brivio, Gianni Magni e Nanni Svampa, che rimarranno di diritto nella storia della musica italiana. Gran finale il 5 agosto con la «Milano All Stars», formazione costituita appositamente per il festival, che riunisce i migliori musicisti meneghini attivi sulla scena del jazz classico.