A New York 3000 podisti italiani sognano di emulare «re» Baldini

Al via insieme con i migliori runners mondiali anche Lance Armstrong

Maurizio Acerbi

Inutile negarlo. Quest'anno, la maratona di New York, per noi amatori italiani, avrà un pizzico di fascino in più. Al via, quest'oggi, ci sarà anche il nostro grande eroe, l'emblema del nostro movimento, l'uomo che realizza i sogni impossibili. Stefano Baldini guiderà oggi un plotone di 3.500 italiani, una cifra sbalorditiva se si pensa che, in Italia, solo cinque maratone raccolgono, al via, più partecipanti. Ma New York è New York, l'Alfa e l'Omega di ogni podista che decida di indossare, per la prima volta, scarpe e canotta. Figuriamoci per un campione come il «Baldo» che farà di tutto per andare a caccia di uno dei pochi successi che ancora gli mancano. «Ho vinto molte medaglie tra Europei, Mondiali e Olimpiadi; ciò che mi manca è una vittoria in una delle grandi classiche cittadine. Mi piacciono le sfide difficili e New York è una maratona mondiale», ha dichiarato recentemente il fresco campione europeo.
Anche perché, carta di identità alla mano, questa sarà l'ultima volta che correrà nella Grande Mela da protagonista. L'anno prossimo, infatti, ai primi di settembre, ci saranno i Mondiali in Giappone, a Osaka. Una gara che Stefano profetizza molto calda e umida, quindi con strascichi importanti sul fisico. Poi, nel 2008, le Olimpiadi di Pechino dove chiuderà una carriera a dir poco straordinaria. Di solito, un top runner si concede due prove ad alto livello per stagione. Stefano ha già corso a Londra e agli Europei ma grazie ad una preparazione mirata (facendo del mantenimento di tutto il lavoro fatto per le due precedenti lunghe) conta di essere, oggi, al via con una forma simile a quella di questa estate. L'inattesa recente vittoria al Giro al Sas di Trento, da questo punto di vista, è piacevolmente emblematica.
Non sarà facile perché se guardiamo la lista dei partenti c'è di che preoccuparsi. Su tutti, Paul Tergat e quel Hendrick Ramaala segnalato in grandi condizioni. Senza trascurare, ovviamente, i keniani ed, in particolare, gente come Rodgers Rop o l'idolo di casa Keflezighi, tutti atleti capaci di cambiare improvvisamente ritmo anche se, come afferma il tecnico Luciano Gigliotti sul sito personale di Baldini: «Ci sarà da stare attenti a tanti ma bisogna vedere chi arriverà in forma ed anche come, specie negli ultimi 4-5 km su Central Park; lì, sono fondamentali quei tratti. Stefano ha grande efficienza. Farà una gara di grande condotta tattica stando defilato nel gruppo e facendosi trovare pronto quando conterà». Questo, del resto, è un percorso che non va sottovalutato, per nulla veloce, con un importante dislivello e quelle First e Fifth Avenue che sembrano non finire mai. Amministrare le forze sarà dunque fondamentale. Agli occhi degli americani, però, la star di questa edizione sarà Lance Armstrong. Sì, proprio lui, il sette volte vincitore del Tour de France, con un passato da triatleta alle spalle, ha deciso di lanciarsi nella grande sfida della 42km 195metri partendo da New York, quella cioè più suggestiva. La sua preparazione è iniziata ad aprile e nel mondo dei podisti italiani si è scatenata una gustosa sfida ad indovinare il suo tempo finale. Tra i volti noti, invece, made in Italy, oltre all'immancabile Linus, ci sarà anche il Trio Medusa (facile immaginarsi le loro incursioni durante la gara) e l'ex cestista Renato Villalta. Chi corre, però, sa che New York ha la magia di livellare "pedigree", fama e carte di identità. Chi la porta a termine è un eroe (nel senso sportivo del termine) che merita uguale rispetto, indipendentemente dal tempo finale. Perché, diciamoci la verità: Chicago è quella più veloce, Boston la più antica, ma se ti chiedono a bruciapelo il nome di una maratona americana la risposta è sempre quella, univoca ed affascinante come il richiamo di una bella donna: New York.
Maurizio.acerbi@ilgiornale.it