New York, airbus precipita nell'Hudson: tutti salvi

Nessun ferito tra i 155 a bordo. Prodezza del pilota a cui è riuscito l'amaraggio nell'Hudson poco dopo il decollo dal La Guardia: in volo sono esplosi entrambi i motori. Colpa di uno stormo di oche

New York - Del nuovo eroe degli Usa non si sa ancora il nome, solo il grado: comandante. Non si sa da che Stato venga, solo quello verso cui stava andando: North Carolina. Non si sa di che colore sia la sua pelle. Si sa solo che nelle sue vene scorre ghiaccio. Quest’uomo è un pilota, e l’aereo che ieri gli avevano affidato, con compito di pilotarlo da New York a Charlotte, ora è semisommerso dall’acqua, ancorato alla riva del fiume Hudson; ma nessuna delle 154 persone di cui aveva in mano la vita è morta. Tecnicamente si chiamano atterraggi di emergenza. Quello che questo pilota è riuscito a fare ieri si chiama prodigio.

L’Airbus A320 della Us Airways è appena decollato dall’aeroporto «La Guardia». Sei minuti dopo che il carrello posteriore si è staccato dalla pista numero quattro, uno scoppio; poi una fortissima vibrazione che squassa la carlinga e getta nel panico i 150 passeggeri. Uno di loro, Alberto Panero, dichiarerà qualche ora dopo ai microfoni della Cnn che l’aereo «sembrava fuori controllo, c’era molto fumo e dopo alcuni secondi, il comandante ci ha detto di “prepararci all’impatto”». Mentre Alberto e gli altri passeggeri muoiono di terrore, in cabina di comando il pilota e il suo assistente hanno già capito che l’unica cosa da fare è tentare un ammaraggio. Del resto non hanno altra scelta. Entrambi i motori sono in fiamme: anche se sono appena partiti, non hanno la spinta sufficiente per virare e tornare all’aeroporto. La scelta è obbligata. Si preparano. Solo un’ora più tardi una portavoce della Federal aviation administration dichiarerà che l’aereo nella fase di decollo ha investito uno stormo di oche che hanno bloccato entrambi i motori. Ma questo per ora il pilota non lo sa, sa solo che se l’aereo impatterà l’acqua con un grado troppo alto la carlinga non reggerà all’urto, e sarà una strage: anche i pochi sopravvissuti morirebbero annegati nelle acque gelide dell’Hudson.

Ma il prodigio si compie. L’aereo tocca l’acqua, non si spacca, inizia a scivolare a velocità folle verso sud. Alla sua destra c’è il New Jersey, sulla sinistra New York, che scorre velocissima. Dalla 48ª strada alla 23ª. L’aereo «surfa» il fiume per una distanza pari a mezza isola di Manhattan, prima di fermarsi. Integro. Il velivolo ha poi resistito fuori dall’acqua abbastanza perché i passeggeri venissero tratti in salvo da traghetti. Perché anche l’ultimo di loro lasciasse le sue ali, sulle quali si erano radunati spaventati ma senza un graffio.