New York manda in passerella la fiction

da New York

La sfilata di Marc Jacobs andata in scena l'altra sera a New York ha dimostrato che moda e televisione sono ormai legate a doppio filo. L'immagine proposta dallo stilista che da anni disegna anche Louis Vuitton, era un affascinante mescolone di epoche e stili: gonne riprese sul fondoschiena da eroina del Moulin Rouge, piccole giacche anni Quaranta, i luccicanti broccati francesi mixati con le sete ricamate cinesi, la vita sottolineata dall'alta cintura del kimono e, in testa, deliziose pagliette fin de siecle oppure semplici turbanti africani. «Mi sono ispirato a quello che vedo intorno a me - ha detto Jacobs - vivo tra New York e Parigi per cui mi basta affacciarmi alla finestra per fare il giro del mondo ogni mattina. E quando accendo la tv mi ritrovo al centro di storie intriganti ambientate in tutti i tempi che esistono: passato, presente e futuro sono a disposizione di chiunque abbia in mano un telecomando».
In poche parole la realtà virtuale si sovrappone alla vita vera e per sottolineare questo concetto, Jacobs ha voluto uno spettacolo in grande stile con 100 enormi prismi di plexiglass sulla pedana per riflettere le uscite delle 53 modelle come nel gioco degli specchi. Agli ospiti in sala sembrava di essere capitati dentro una delle puntate più belle di Ugly Betty. I fotografi, per esempio, facevano muro su due fronti: alcuni girati verso la passerella, altri con gli obbiettivi puntati sul red carpet posto all'ingresso. Qui hanno sfilato oltre a Sophia Coppola, Winona Rider e Jennifer Lopez, le varie stelle della tv. Tra queste bisogna ormai annoverare Victoria Beckham che ha incassato circa 100 mila euro per interpretare se stessa nel telefilm, ma in più c'erano Chase Crawford di Gossip Girl e Kim Raver di Lipstick Jungle, due serie prossimamente in arrivo anche da noi.
Per l'estate 2009, quella di Proenza Schouler, marchio controllato da Valentino Fashion Group ed egregiamente disegnato da Jack McCollough e Lazaro Hernandez, può essere definito come una storia moderna in bianco e nero grazie al virtuoso uso di questi due colori a contrasto in modelli ad alto tasso di contemporaneità. Le tute da sera interamente ricoperte da canottiglie luminose erano superbe, mentre i candidi soprabitini corti con le maniche a parentesi che incorniciavano i guanti da motociclista in vernice nera davano un'aria follemente chic. Alessandro Sartori, valente designer della linea Z Zegna nel suo piccolo ha fatto un capolavoro: reinterpretare i canoni dell'arte sartoriale maschile in chiave poetica e al tempo stesso moderna. La solida tradizione tessile del potente gruppo biellese ha fatto il resto. Così il buon vecchio McIntosh degli impermeabili militari inglesi diventa un impalpabile tessuto gommato da tagliare al vivo in splendide giacche color mastice con profili azzurro-nebbia. Le camicie con stampe alla Pollock oppure con micro disegni come impalliditi dal tempo si alternavano agli impalpabili pullover di cashmere estivo. Mentre i pantaloni così stretti da ricordare i famigerati leggins degli anni Ottanta erano la versione educata dei mascolini calzoni delle tute da ginnastica di una volta.