New York rialza la testa, l’Europa si difende

Milano cede l’1,63% mentre l’euro tocca un nuovo record a quota 1,4348 dollari

da Milano

Le prime ore di scambi non lasciavano presagire nulla di buono: le perdite consistenti dei listini europei, comprese tra il 2 e il 3%, sembravano ricalcare l’avvitamento degli indici subìto da Wall Street venerdì scorso e replicato dai mercati asiatici all’inizio di settimana. Poi però, le Borse del Vecchio continente sono riuscite ieri a limitare i danni, con ribassi in media attorno al punto e mezzo percentuale (Milano è scesa dell’1,63%, ma nel dopo-Borsa è tornata positiva), grazie al recupero di New York, dove a fine giornata il Dow Jones è salito dello 0,33% e il Nasdaq dell’1 per cento
L’assenza di dati macroeconomici ha contribuito a mitigare il pessimismo alimentato la scorsa settimana dal deludente esito del vertice G7, dagli ancor più deludenti annunci sui profitti aziendali e dal faticoso riassorbimento della crisi del credito provocata dal virus dei subprime. Gli investitori hanno così preferito puntare sull’annuncio di una buona trimestrale da parte di Apple, diffusa poi a Borsa chiusa. Il gruppo di Steve Jobs ha registrato utili in progresso del 67% a 904 milioni di dollari superando le attese degli analisti grazie alle vendite degli i-Phone e dei nuovi computer Macintosh.
I forti profitti di Apple e la ripresa del Nasdaq potrebbero favorire un rimbalzo questa mattina delle borse europee attutendo al contempo i timori per i deludenti risultati degli istituti bancari. Non del tutto, comunque. Le stime più recenti indicano che a livello mondiale le trimestrali diffuse dal settore finanziario hanno evidenziato una contrazione degli utili pari al 20%. E secondo i dati riportati dal Financial Times, le banche Usa hanno aumentato nel secondo trimestre di almeno sei miliardi di dollari le riserve per far fronte alle perdite causate dai prestiti. Ciò finisce per amplificare le preoccupazioni legate all’incapacità dei consumatori americani di onorare i propri debiti. Le riserve sono infatti state alzate non solo per arginare i default sui mutui, ma anche per contrastare le insolvenze sugli acquisti effettuati con carte di credito e quelle per l’acquisto di auto. Le trimestrali delle banche, ha sottolineato un analista, sono la prova che «ci sono problemi che vanno ben oltre le note questioni del mercato immobiliare. I prestiti per l’acquisto di auto sono una nuova fonte di preoccupazione».
L’incertezza sulla sostenibilità della crescita economica americana è così destinata con buona probabilità a perdurare e a caratterizzare un quadro reso ancor più complicato dalle possibili ricadute sull’Europa derivanti dalla debolezza del dollaro (ieri l’euro ha stabilito l’ennesimo record toccando quota 1,4348, per poi ripiegare a 1,41 in seguito a prese di beneficio), senza che da parte della Bce si segnali un cambio di indirizzo nella politica monetaria. «Abbiamo solo interrotto il ciclo rialzista a causa delle turbolenze di mercato», ha spiegato Axel Weber, membro del consiglio direttivo dell’Eurotower.
Più chiaro sembra il percorso che attende la Federal Reserve alla fine del mese, almeno a giudicare dai future sui Fed Fund che accreditano il 94% di possibilità a un taglio dei tassi di un altro quarto di punto come ulteriore tentativo di ripristinare la fiducia sui mercati. D’altra parte, il segretario al Tesoro Usa, Henry Paulson, ha ammesso ieri che «non tutti i nostri mercati dei capitali stanno funzionando ancora normalmente».