New York? Come la Roma di Cesare

Veltroni e Pacifici presentano il libro di Molinari sulla comunità ebraica americana

Camminando sui marciapiedi di New York non è difficile imbattersi in una sinagoga, o in un ristorante kosher. In ogni angolo della Grande Mela c’è «qualcosa» che rimanda all’ebraismo. Domani alle 17 presso la «American Academy in Rome» (Villa Aurelia al Gianicolo), il sindaco Veltroni e il direttore del Tg1 Gianni Riotta presenteranno Gli ebrei di New York, il nuovo libro di Maurizio Molinari, corrispondente da New York per La Stampa (alla presentazione, moderata da Riccardo Pacifici, sarà presente l’autore). Molinari compone una puntuale mappatura dell’ebraismo newyorkese, che per le sue numerose «declinazioni» risulta eterogeneo. Gli ebrei sono a Roma da oltre 2mila anni, a New York da poco meno di 4 secoli; le due comunità rappresentano oggi un modello di integrazione. Ma quali sono affinità e differenze tra l’ebraismo romano e quello newyorkese? L’autore del libro tenta un curioso parallelo storico: «gli ebrei sono arrivati a Roma al tempo di Giulio Cesare. I primi ebrei sbarcarono a New York (Nuova Amsterdam) nel 1654 - spiega Molinari -. Questi andarono a Nuova Amsterdam, come nella Roma dei Cesari, perché era lì la frontiera più avanzata del Nuovo Mondo. In entrambi i casi, a distanza di secoli, sono stati attratti dalla vitalità, sociale, culturale ed economica. Oggi gli ebrei affollano New York, come una volta la Roma imperiale, perché è il polmone di cultura e libertà del Pianeta. Le differenze sono invece quelle che distinguono l’America dall’Europa. Mentre in Europa gli ebrei hanno subito le persecuzioni, in America ciò non è mai accaduto. «C’è comunque una nuova convergenza tra le comunità- conclude -. A New York, dopo la Seconda Guerra Mondiale, ebraismo e Sionismo sono diventati la stessa cosa. Negli ultimi anni anche in Italia si è delineata tale identificazione».