New York sacrifica il Gallo sul mercato

Il postino dei New York Knicks bussa due volte alla porta di Danilo Gallinari per fargli sapere che nella Nba puoi diventare un pacco postale in una notte: lui, con Chandler, Felton e Mozgov, nella costosa operazione che ha convinto Denver a lasciare libero Carmelo Kyan Anthony, oro olimpico a Pechino, uno da oltre 17 milioni di dollari.
Mike D'Antoni ha dovuto cedere perché nella grande mela volevano il super giocatore e, sicuramente, Carmelo Anthony, ventisettenne di New York, ala piccola di 203 per 105 chili, cresciuto all'università di Syracuse, in Colorado dal 2003, lo è in questo momento più del ventiduenne di Graffignana che nei sogni di tutti, anche del proprietario che gli mostrava i filmati, poteva diventare il Larry Bird di una squadra che dopo due anni tormentati si trova alle porte dei play off.
I quattro pacchi spediti all'Ovest, anche se per Gallinari potrebbe esserci un deprimente ritorno in New Jersey, squadra dal record infimo (27 vinte-40 perse), costano più o meno come Melo che da 7 mesi premeva per tornare nella città dov’è nato: il Gallo prende poco più di 3 milioni, Chandler 2,130, Felton 7, Mozgov, il russo, 3,567.
L'operazione appare logica se si aggiunge la mente di Chauncy Billops nella trattativa dove i Knicks hanno ceduto su tutta la linea, pagando moltissimo un giocatore che a fine stagione sarebbe stato libero, ma resta il rammarico per vedere trattato così un talento come il ragazzo che aveva lasciato l'Armani tre anni fa per rincorrere il grande sogno.
Non gli hanno dato il tempo che serviva, anche se nelle 157 partite che ha giocato per i Knicks, 28 il primo anno quando era tormentato dal mal di schiena, 81 l'anno scorso, 48 in questa stagione, 2 volte al record personale di 31 punti, ha fatto vedere cose importanti. Chi pensa ad una bocciatura si sbaglia perché i quasi 16 punti di media segnati a New York, le 124 partite iniziate in quintetto base, dicono che aveva fatto davvero una bella strada, ma nel professionismo succede anche questo come potrebbero spiegare i tanti talenti che diventano pacchi postali in ogni sport, a cominciare dal nostro calcio. Il colpo sembra duro, ma se Denver (32 vinte in stagione, 25 perse contro il 28-26 dei Knicks) non lo girerà alla derelitta squadra di New Jersey che fino all'ultimo ha trattato Anthony, si può pensare che anche a Denver potrebbe trovare la soddisfazione di giocare i play off a cui teneva tanto, che anche con i Nuggets potrebbe completare il suo lavoro per diventare un giocatore importante.
Certo in Colorado troverà la stessa atmosfera pesante che c'era a New York dove, quando fu scelto al primo giro, ci furono contestazioni perché non volevano una promessa di vent'anni, ma cercavano il super eroe come è accaduto nell'estate quando i Knicks inseguivano LeBron James, poi andato da Cleveland a Miami. Dipenderà da lui trovare la strada giusta, anche se il tipo è solido abbastanza per sapere che nella vita non esistono soltanto strade in piano, ma salite e discese. Ora è pronto anche a questo doppio salto, nella speranza che l'aria fina del Colorado non gli faccia dimenticare che ha comunque un appuntamento importante in estate ed è quello degli Europei con la nazionale italiana che lo aspetta da sempre, nella speranza che i Nuggets o i New Jersey Nets non si mettano in mezzo.