New Zealand rompe la vela e Alinghi va

Il «defender» svizzero si porta sul 3 a 2: mentre era in svantaggio di 12 secondi sfrutta lo strappo del gennaker dei rivali

da Valencia

Alinghi ha vinto la quinta regata della Coppa America battendo Emirates Team New Zealand con il piccolo margine di diciannove secondi. Il vento soffiava con una intensità appena sufficiente a far muovere le barche da crociera, ma era tanto per questi sigari di ventiquattro metri con vela. Quindici nodi doveva essere il vento degli svizzeri, eravamo tutti convinti che avrebbero messo a tavoletta salutando con il fazzolettino l'avversario. Mica vero... Lo squadrone di Auckland non si fa sorprendere neanche dal vento forte: ha perso solo per un piccolo foro nel gennaker che lo ha fatto esplodere all'inizio della prima poppa consentendo agli svizzeri di ribaltare il risultato. Alinghi stava subendo. In partenza era riuscito appena a liberarsi di Emirates buttandosi in mezzo alla flotta delle barche degli spettatori e aveva voluto partire a destra, ma ieri il vento era regolare, piccoli salti appena accennati. Così i kiwi erano riusciti a trasformare cinque metri di vantaggio nel tagliare la linea nella leva sufficiente a tenere Alinghi fuori dalla layline e girare in testa la prima boa. L'altro ieri le due barche hanno fatto una sola virata fino alla prima boa navigando a sinistra con Alinghi in testa. Ieri una sola navigando a destra.
Dunque dopo la boa il fattaccio. New Zealand issa con dodici secondi di vantaggio il gennaker che salendo probabilmente sfrega contro qualcosa di appuntito e si lesiona. L'equipaggio se ne accorge e immediatamente prepara la vela di «backup». Proprio mentre il prodiere sta ultimando il lavoro per l'issata, il gennaker si apre da parte a parte: l'uomo sul tangone senza sostegno quasi cade in mare. Per molti lunghi secondi a bordo sembra mancare del tutto la coordinazione: una specie di black out senza reazione apparente. «Era tutto pronto, bastavano altri dieci secondi, sapevamo di dover cambiare vela. È una manovra che abbiamo fatto mille volte in allenamento, che qualsiasi team sa fare... - spiega lo skipper Grant Dalton -. Abbiamo navigato male».
Ma i kiwi hanno reagito bene e nella seconda bolina si sono buttati alla rincorsa di Alinghi che non è sembrato poi mostruoso nella sua difesa. Sempre Dalton dice «una delle nostre abilità è di non sentirci mai al tappeto». Però in quei momenti Dean Barker deve aver visto tutti i fantasmi di Auckland 2003, quando ogni giorno si è trovato a vivere un dramma: boma rotto, acqua a bordo, albero rotto. Alinghi ha vinto, ma ha comunque corso dei rischi. Dice Simon Daubney, tailer degli svizzeri: «Sapevamo di incontrare una barca molto adattabile a tutte le situazioni, un avversario forte cresciuto bene durante la Louis Vuitton Cup». Oggi si corre una regata molto importante per il risultato finale. Se Alinghi riesce a catturare la quarta vittoria è a un passo dal poter dire che ha difeso con successo la Coppa. Dopo, potrà contare su altri tre «match point» per tenere la Coppa a Ginevra. Bisogna davvero andare indietro nel tempo per trovare regate di Coppa America così intense e difficili. Il pareggio sul due a due è del 1934: gli americani erano Harold Vanderbilt con Rainbow, gli inglesi Thomas Soptwith con Endeavour e avevano vinto le prime due regate. Gli anni recenti sono fatti di cappotti senza appello.
TV Oggi la sesta regata in diretta su La7 dalle 14,50.