Nibali «Non sono più un ragazzino, Contador l’ha imparato. E ho la cabala dalla mia»

Forse ha ragione Ivan Basso: «Contador è il favorito d’obbligo, quindi Vincenzo è avvantaggiato: il peso della corsa è sulle spalle dello spagnolo». Vincenzo Nibali è cresciuto e dopo la vittoria al Giro di Spagna un anno fa e un terzo posto al Giro lo scorso anno è chiamato al salto di qualità. Il ragazzo è cresciuto. Da promessa a una delle più belle realtà del ciclismo italiano. Ha soli 26 anni, l’Italia del pedale è appesa alle sue spalle. «Ho lavorato tanto questo inverno e non posso certo a questo punto nascondere le mie ambizioni - dice il ragazzo di Messina -: parto per fare bene. Certo, Contador è il grande favorito, ma io non sono qui certo per fare la comparsa. Sarà un Giro infinito, duro. Ho provato tante tappe, ma credo che il Crostis e lo Zoncolan - con il Gardeccia - saranno i punti chiave della corsa rosa».
Vincenzo partirà con il numero 111: tre volte uno. Lui alla cabala ci crede. «Il tre è in numero perfetto, l’uno è un numero magico: speriamo che mi possa portare bene».
Oggi, intanto, c’è il primo ostacolo da superare: la cronosquadre. «È una crono corta, occorre il giusto affiatamento tra i compagni. Se lo faremo potremmo arrivare con 10-15 secondi solo su chi vivrà una giornata storta. La verità è che io non chiedo un acuto oggi, ma spero in un Giro regolare. Chi sarà costante in un Giro durissimo, arriverà a Milano in rosa». Non ditegli però che Contador ha già vinto… «Ma state scherzando? Alberto è forte, fortissimo, va bene su ogni terreno e sarà certamente l’uomo da battere ma qui ci sono tantissimi buoni corridori, da Menchov a Sastre, passando per Kreuziger, Rodriguez, Igor Anton, Scarponi, Garzelli e Pozzovivo. Certo, lo spagnolo è il numero uno, ma nell’ultimo confronto diretto al Tour - sul Mont Ventoux - siamo arrivati insieme, da lì ad oggi è cambiato molto, io credo in me stesso. Non sono più un ragazzino alle prime armi. E questo lo sa bene anche Contador».