Nicastro: «Unicredit pronto a lanciare la sfida a San-Intesa»

Il numero uno della rete: «Teniamo le divisioni e guardiamo agli sportelli di Ca’ de Sass in Lombardia e Centro-Sud Italia»

Massimo Restelli

da Milano

La nascita di Sanpaolo-Intesa non sembra intimorire Unicredit che conferma anche «la fedeltà» al proprio modello divisionale e a una governance tradizionale. «Non vedo un nodo dimensionale fine a se stesso». Centrale è, invece, trasferire a ogni sportello la filosofia della banca presidiando il territorio con persone in grado di diventare un punto di riferimento per i clienti, rileva l’amministratore delegato di Unicredit Banca, Roberto Nicastro, sottolineando comunque che il gruppo valuterà l’opportunità di sfruttare la rete che San-Intesa potrebbe essere costretta a cedere per crescere in «Lombardia e in Italia centromeridionale». Quanto all’estero, Germania e Austria andranno in pareggio nel 2007 ha aggiunto il banchiere, poche ore prima che si risolvesse anche l’impasse polacca. Permettendo a Unicredit di avviare i lavori per convogliare in Pekao circa 280 sportelli di Bph (i restanti 200 sono destinati a finire in asta) tramite una scissione parziale e una contropartita in termini azionari.
San-Intesa avrà più del doppio degli sportelli di Unicredit, come risponderete in termini di servizio, sinergie di costo e di struttura?
«Con S3 sono state create tre banche e due missioni chiare per il retail: le famiglie e le micro aziende. Questo significa che in Unicredit c’è un focus superspecialistico. Come dimostra l’accordo appena concluso per cartolarizzare le garanzie dei Confidi artigiani e mettere a disposizione delle piccole imprese un plafond fino a un miliardo».
La conoscenza del territorio da sempre è un atout del credito cooperativo. Unicredit come si pone rispetto alla Superpopolare Bpvn-Bpi?
«Dipende da quale modello sarà adottato, se sarà una semplice fusione o se ci saranno banche di segmento».
Ma anche Lodi aveva pensato alla Banca delle Piazze?
«Preferisco parlare di Unicredit-Hvb che ha il vantaggio di essere presente anche all’estero. Unendo alle 540mila imprese clienti in Italia, le 300mila in Germania e le 200mila in Austria. Un patrimonio di esperienze importante anche quando si analizzano la vita e gli equilibri di costo delle agenzie, caratterizzate in Italia da fiumi di contanti e assegni mentre oltrefrontiera predomina l’uso del denaro elettronico».
Fondendosi con Hvb, Unicredito Italiano ha assunto una fisionomia europea; seguirete l’esempio di San-Intesa e di Lodi-Verona adottando una governance dualistica alla tedesca?
«È un tema che non stiamo affrontando. In consiglio c’è già un’ampia rappresentanza degli azionisti accanto a una squadra di manager ormai internazionale guidata da Alessandro Profumo».