Nichi sgrida i suoi: «Basta esaltare Jobs non è di sinistra»

No, il dibattito no. E invece sì, il dibattito sì. Inclusa l’immancabile autocritica. Tra i comunisti ieri si è consumato uno psicodramma. «Sinistra e libertà», il partito di Nichi Vendola, ha quasi rischiato la scissione su un tema di fondamentale importanza: Steve Jobs, il guru della Apple morto pochi giorni fa, era di destra o di sinistra? Nel mondo, e in Puglia, succede di tutto ma al governatore rimane comunque il tempo per dedicarsi a problemi cruciali come questo. Ma cosa ha innescato la disputa?
Tutto colpa di un manifesto affisso sulle case di Roma dai militanti della capitale. Sul poster si vede la mela morsicata, simbolo della Apple, all’interno della quale campeggia la scritta: «Sinistra Ecologia Libertà con Vendola». E sotto: «Ciao Steve. 1955-2011». In mattinata i social network erano già in tilt. Il primo messaggio, che ha dato il tono ai successivi, pare l’abbia vergato il rapper Frankie Hi-NRG Mc (col suo vero nome) ed è questo: «Sentiti vaffanculo a Nichi Vendola e al suo partito». Ai simpatizzanti del leader barese non deve essere sfuggito un dettaglio: Jobs, uno che mirava a far soldi con la qualità e l’innovazione, è il prototipo del capitalista capace di trasformare il mondo. Come dire: perfetto per la destra; ma la sinistra è bulimica, e cerca di digerire le icone e le mode più disparate. D’altronde, nel caso specifico, come gettare la croce sulla sezione romana del partito di Vendola? In fondo i giornali come Repubblica, non sapendo che pesci pigliare, hanno rivenduto Steve Jobs come una specie di hippie buddista totalmente estraneo al mercato e al denaro. Agli editorialisti non pareva possibile che un imprenditore potesse essere geniale.
Comunque, dopo ore di insulti, è intervenuto Vendola in persona per fare autocritica: «Il genio di Steve Jobs ha cambiato in modo radicale, con le sue invenzioni, il rapporto tra tecnologia e vita quotidiana - ha scritto su Facebook e Twitter - tuttavia fare del simbolo della sua azienda multinazionale, per noi che ci battiamo per il software libero, un’icona della sinistra, mi pare frutto di un abbaglio. Penso che il manifesto della federazione romana di Sel, al netto del cordoglio per la scomparsa di un protagonista del nostro tempo, sia davvero un increscioso incidente di percorso». Insomma, al netto del cordoglio e della prosa di Nichi, il buon Steve Jobs andrebbe pure bene ma il simbolo della sua malvagia azienda proprio no. Sottigliezze democristiane, tanto che qualcuno commenta: «Stai a vedere che Jobs era di centro». Molti altri sono meno ironici: «Che arrampicata sugli specchi»; «La Regione Puglia ha stretto accordi con Microsoft nel 2010, altro che software libero»; «Senza vergogna»; «Cerca di fare funzionare i tuoi ospedali, invece di pensare a Jobs». La base stalinista poi non scherza per niente. A esempio, c’è chi chiede «i nomi degli autori dell’iniziativa», la loro «autosospensione dal partito» e minaccia «la restituzione della tessera» per «la caduta di stile», tanto più che i manifesti sarebbero «abusivi, che schifo».
In rete hanno cominciato a rimbalzare quasi subito da un sito all’altro i «Selcrologi», ovvero finti necrologi di Sinistra e libertà (Sel) dedicati a Gesù Cristo, Amy Winehouse, Mike Bongiorno, Bin Laden e la Torcia umana dei Fantastici Quattro (rimasti in tre di recente). Tutti quanti trasformati in vendoliani duri e puri. Si attende smentita di Nichi.