Nicholson e Freeman, che sofferenza: non fanno ridere e neanche meditare

Robe Reiner ha affiancato due divi di pelle diversa e età simile come Morgan Freeman e Jack Nicholson per far agonizzare insieme i loro personaggi in Non è mai troppo tardi (in originale The Bucket List, la lista di ciò che va fatto prima di morire). È una storia che dovrebbe far ridere e meditare, perché racconta di persone condannate dalla malattia. Con uno spunto simile, Emma Thompson aveva già fatto Wit («Umorismo intelligente») di Mike Nichols, sostanzialmente opposto (in Italia uscì come La forza della mente!): era la sintesi di una vita agli sgoccioli. Non è mai troppo tardi è invece un goffo «chi vuol esser lieto sia / di doman non c'è certezza», dove Nicholson nicholsoneggia, come sempre quando non trova un regista che l'imbrigli; e Freeman ripete stancamente il personaggio del saggio, qui perfino troppo saggio.


NON È MAI TROPPO TARDI di Rob Reiner (Usa, 2007), Morgan Freeman, Jack Nicholson. 96 minuti